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Il fascino di una scena che ha attraversato inalterato i secoli fino ad arrivare ai nostri giorni ci pervade, mentre il freddo dei giorni di dicembre porta inevitabilmente il desiderio del caldo abbraccio di una casa, di un amico e di una famiglia. Un neonato avvolto tra pezzi di stoffa, sicuramente preparati da qualche tempo da sua madre, sorride adagiato sulla paglia di una mangiatoia, mentre il bue e l’asinello cercano di sopperire con i loro fiati alla mancanza di fuoco sufficiente per riscaldarlo. Accanto a lui l’essenziale dell’amore, la mamma e il papà che lo guardano con trepidazione. All’improvviso un bagliore si fa strada nel buio profondo del cielo stellato e lentamente si avvicina allo zenit che sovrasta la grotta. Una stella cometa, un segnale che viene dagli abissi dell’universo per indicare qualcosa di particolare. Perché oggi, guardando il cielo, non riusciamo più a provare l’emozione di immergerci con i nostri sentimenti nelle profondità del cosmo alla ricerca di Dio? L’aridità che si è estesa nei sentimenti della società contemporanea trae sicuramente origine dalla graduale scomparsa dei valori etici fissati da millenni nel nostro fenotipo umano e tal eclisse parziale scombina qualsiasi rapporto relazionale sia con gli altri sia con il soprannaturale. L’uomo ha necessità di recuperare i valori della vita, della correttezza, della solidarietà, della socialità, dell’imparzialità e della semplicità per alzare gli occhi al cielo e vedere una luce cometa che si posa sui monti, se non lo farà, forse riuscirà ancora a vedere qualche stella, ma tra pochi anni anche queste scompariranno dal suo cielo. Mi auguro e auguro a voi, ai nostri figli e ai nostri nipoti di continuare ad avere negli occhi la luce della cometa! Buon Natale!

Geremia

 

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