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Chiuso il 2012, nel Santa Croce caro al presidente Marco Agnello si tirano i bilanci di un’annata sportiva condotta fra luci ed ombre e caratterizzata da un importante rimpasto tecnico e societario. L’anno appena passato, infatti, riserva al Santa Croce un’unica grande soddisfazione, vale a dire l’importante salvezza conquistata ad aprile da mister Samuele Buoncompagni, subentrato in corso di stagione al dimissionario Santoro. Raggiunto l’obiettivo del mantenimento della categoria, il massimo esponente societario, coadiuvato dai suoi più stretti collaboratori, in estate decideva di dar corso a un’importante progetto sportivo di prospettiva che avrebbe segnato fortemente l’inizio della nuova stagione. La società camarinense, infatti, affrontava una nuova politica improntata sul risparmio e sull’austerità che coinvolgeva unitamente sia gli aspetti societari, sia quelli tecnici. La scelta di affidare la squadra a Gaetano Lucenti non era per niente casuale, giacché proprio il tecnico ragusano, visto il suo gran ascendente con i giovani calciatori, entrava a far parte della nuova programmazione. Il nuovo trainer, insieme al riconfermato Claudio Agnello a capo della direzione generale, mettevano subito in atto la nuova linea atta ad azzerare gli sprechi e a ridurre le spettanze dei giocatori. L’abbassamento dell’età media e il perenne monitoraggio di qualsiasi operazione in entrata ed in uscita, servivano così a buttare le basi per un futuro duraturo, con l’intento di superare quella crisi economica che sta attanagliando il calcio dilettantistico siciliano. In questi anni, infatti, sono state parecchie le squadre costrette a chiudere i battenti o a ridimensionare drasticamente le proprie ambizioni e per evitare ciò i dirigenti camarinensi hanno voluto affrontare le difficoltà presenti e future, aprendo un nuovo ciclo. “Negli ultimi anni il tasso tecnico dei campionati si è abbassato notevolmente – rivela il direttore generale Claudio Agnello – questo è un dato che notano tutti ma che deve far riflettere. Le risorse economiche scarseggiano col tempo e per crescere bisogna investire quel poco che si ha intelligentemente senza fare spese folli. Come ogni organizzazione che si rispetti bisogna darsi delle regole e dei paletti riuscendo col tempo a far camminare la macchina organizzativa da sola. Aver inserito in rosa parecchi giocatori giovanissimi può renderci attualmente meno competitivi – continua il dg biancoazzurro – ma contiamo di aprire con loro un ciclo nuovo che sia duraturo nel tempo. In questo contesto anche i giocatori più esperti reciteranno una parte importante e avranno il compito di trasmettere il loro bagaglio sportivo ai più giovani. Col tempo la squadra e la società acquisiranno quell’esperienza per migliorare i propri risultati sportivi e chissà che un giorno si possa riuscire anche ad alzare l’asticella delle proprie ambizioni”.

Fabio Fichera

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