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Nel 1938, con Regio Decreto n°1728, entravano in vigore in Italia le leggi razziali. Le più spietate e disumane leggi che siano mai state prodotte, volute e realizzate dalla malsana mente di un uomo: Hitler. Il suo progetto prevedeva l’esclusione delle ‘razze inferiori’ dalla vita sociale, il loro totale annientamento al fine di far emergere l’unica razza degna, a suo parere, di tale nome: la razza ariana. Questa follia ha prodotto la morte violenta di milioni di persone, soprattutto ebrei, che strappati alla loro vita sono stati dapprima deportati in campi di concentramento e poi sterminati nei forni crematori o nelle camere a gas, dopo ogni sorta di umiliazione fisica e psicologica. Nessuno è sfuggito al rigore di queste pseudo norme: uomini, donne, bambini. Il perché l’Italia abbia aderito a tale crudeltà è scritto nelle pagine della storia ed è legato ad alleanze sbagliate, che non vogliamo neppure sindacare, ma pur nell’accettazione di tale progetto, che solo per eufemismo chiamiamo legislativo, la sua portata devastante non è propriamente attribuibile a volontà italiane. Numerosissimi i deportati nei campi di sterminio ad Auschwitz, Belzec, Chelmno ed in tanti altri campi di lavoro, dove spesso giungevano cadaveri a causa dei lunghi viaggi in vagoni merci sovraffollati. I giudici italiani, pur disorientati dalla severità di tali leggi e costretti alla loro applicazione, hanno intelligentemente adottato stratagemmi interpretativi per limitarne la portata e rendere meno gravose le conseguenze agli impotenti destinatari. Oggi, a quasi 70 anni dalla loro abrogazione, la ferita indelebile che hanno lasciato non deve cadere nell’oblio della memoria. Il ricordo, seppur doloroso, deve fungere da monito per le generazioni future, affinché ciò che è stato non riaccada, perché non esistono razze, ma uomini e donne, esseri umani meritevoli di vivere dignitosamente la propria vita di cui nessuno si può ergere a  ad ente supremo, se non Dio.

Antonella Galuppi

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Meditate che questo è stato:
vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore,
stando in casa andando per via,
coricandovi alzandovi;
ripetetele ai vostri figli.

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(Primo Levi)

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