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‘La sanità locale ed i suoi problemi’, questo in sintesi l’argomento trattato ne “Il Punto” del 26 gennaio. Ad ospitare Salvo Dimartino e gli illustri intervenuti, il Ristorante – Pizzeria ‘The Glamour’. L’on. Pippo Di Giacomo, neo Presidente della Commissione sanità della Sicilia, è stato il gradito ospite d’onore attorniato dal dott. Calogero Termini, ex Direttore generale dell’azienda ospedaliera ragusana, e dal dott. Giovanni Ragusa, responsabile delle RSA, ADI e SUAP di Ragusa. Il primo oggetto di discussione è stato il nuovo plesso ospedaliero di Ragusa che sembra essere giunto in dirittura d’arrivo, ma a tutt’oggi la sua agognata apertura sembra sempre più lontana. “Un sogno che la provincia di Ragusa ha da 19 anni, prima che mi insediassi io nel 2002 – ha precisato Calogero Termini -. Abbiamo avuto l’opportunità nel 2003 di un finanziamento di 42 milioni di euro, attraverso il Ministro Sirchia, ed in due anni furono esplicate tutte le procedure: gare d’appalto e apertura dei cantieri. Dall’agosto del 2009 in poi tutto è andato a rilento. Gilotta nel 2010 aveva detto che si sarebbe aperto nell’aprile del 2011, ma ancora l’ospedale è fermo lì”. Anche la ‘cittadella della salute’, che doveva sorgere dal rudere limitrofo all’ospedale nuovo e che versa in stato di totale abbandono da diversi anni, è rimasta un miraggio. Dal canto suo, l’on. Di Giacomo non può che assentire: “I ritardi si sa bene da dove dipendono ed è una vecchia amara vicenda della realtà siciliana. A volte ci vuole più tempo alla fine di quanto ce ne sia voluto all’inizio. L’aeroporto e l’ospedale sono due grandi opere strutturali. Sono patrimonio comune e non solo del comune capoluogo. L’ultimo miglio è sempre difficile. Vi è una fase di paludamento. Finalmente nell’ultimo scorcio dell’anno passato e nell’anno nuovo sia per l’aeroporto che per l’ospedale di Ragusa siamo in dirittura d’arrivo. Contiamo in primavera di consegnare l’ospedale di Ragusa e l’aeroporto di Comiso”. Una promessa che dalle parole dell’on. Di Giacomo suona come una certezza in virtù del suo prestigioso ruolo di Presidente della Commissione sanità che si occupa di programmazione, ma anche di  controllo sugli obiettivi raggiunti dai direttori generali delle ASP siciliane. La sanità in Sicilia, infatti, assorbe il 50% del bilancio, per circa 10 miliardi di euro. Il Dott. Giovanni Ragusa, ricollegandosi alla sanità locale, ha messo in luce l’attività del G. B.  Hodierna, la struttura dove egli opera. “Chiunque sa cos’è un qualsiasi reparto ospedaliero, ma l’assistenza territoriale è poco conosciuta. Quando un paziente viene dimesso dall’ospedale e non è in grado di essere assistito a livello domiciliare, lo ricoveriamo nella RSA (residenza sanitaria assistita), dove può rimanere gratis a carico della regione per due mesi. Invece chi può essere curato a casa fruisce dell’ADI (assistenza domiciliare integrata) ed è assistito a casa da un infermiere o da un fisioterapista, secondo la necessità. Chi non ha più bisogno di terapie acute passa alla SUAP (speciale unità di accoglienza prolungata) dove si trovano persone per lo più in coma che non possono essere gestite a casa, oppure perché la famiglia ha bisogno di sollievo e rimangono da noi per 1 – 2 mesi. In provincia ci sono circa 300 di questi casi”. Inoltre il Dott. Ragusa ha parlato della recente convenzione con il ‘Centro Risvegli Ibleo’ che ha permesso a dei volontari di portare il loro supporto attivo all’interno della struttura ospedaliera. L’on. Di Giacomo ha poi posto l’accento sul problema posti letto, definito dallo stesso “un esercizio del potere che niente ha a che fare con la buona sanità” e sulle prestazioni sanitarie che vengono compensate con un costo di 240 milioni di euro. Fra i tanti problemi anche le lunghe liste d’attesa a cui si è sottoposti. Non è pensabile che una persona con una patologia accertata debba attendere mesi per fare un esame di prima necessità, per cui molti preferiscono rivolgersi a strutture private, pagando centinaia di euro. Ma per coloro che non possono permetterselo questo è accettabile? Per non contare il numero di persone che quando scopre di avere una malattia, più o meno grave, preferisce andare nei centri ospedalieri del nord per farsi operare, dove si sente più sicura del risultato. “Il problema è che c’è chi non si fida di farsi operare in Sicilia, anche se qui ci sono delle eccellenze – ha constatato Di Giacomo – purtroppo la percezione che si ha della sanità pubblica è di paura. Se io devo aspettare tanti mesi per farmi operare, mentre posso farlo altrove entro una settimana, io vado lì. Ci vuole una politica determinata. La Commissione sta approfondendo il tema generale della contribuzione. Chi può paghi, chi non può deve essere tutelato”. Temi affrontati anche il sistema manageriale della sanità nazionale, il rapporto tra politica e sanità e molto altro che potrete approfondire guardando il nostro video.

Antonella Galuppi

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Un Commento

  1. pina cocuzza

    29 gennaio 2013 a 10:10

    E vorrei capire in che modo si raggiungono gli obiettivi, che immagino siano economici. Si raggiungono con reparti senza barelle e senza personale? Si raggiungono trasformando il paziente in bonus che cambia il reparto che lo dimette?Si raggiungono intimorendo il personale, che viene “minacciato” di perdere il lavoro se parlano dei disservizi che vivono tutti i giorni?
    Ho l’impressione che quei signoro di sanità vera ne capiscono ben poco. Che nei reparti manco ci sono passati. Infatti fanno i politici e per convenienza politica stanno lì

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