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“Auguro alla mia città che il marchio collettivo geografico “Le Primizie di Montalbano” possa rappresentare un vero volano per il rilancio del comparto agricolo. Permangono, tuttavia, immodificate tutte le perplessità e i dubbi sulle metodiche perseguite”.  Comincia così la nota di Giovanni Barone, presidente del movimento ‘Noi ci crediamo’, sul noto tema del marchio collettivo. “Noi dell’opposizione – spiega inoltre – siamo stati sempre possibilisti e fiduciosi pur nutrendo forti perplessità, vedi i 100 mila euro, e consci che nessuno (eccetto qualche agricoltore) è tenutario della verità assoluta, abbiamo chiesto in tutte le salse di avere lumi sul progetto marchio collettivo. Solo durante la trasmissione “Il Punto”, trasmessa a fine 2012 dalla testata Santa Croce Web, si è avuto un approccio che tuttavia ha lasciato seri interrogativi, tuttora irrisolti, sull’intera “vicenda”. Anzi, precise e gravi affermazioni, addirittura ripetute durante la trasmissione, sono state ascoltate con orecchie da mercante. In quella occasione sostenemmo la tesi di molti addetti del settore, cioè la necessità di procedere innanzitutto alla organizzazione di una associazione tra produttori. Recentemente il gruppo di minoranza ha presentato un’interrogazione in Consiglio Comunale (campa cavallo!) con ben 14 punti.

–  Chiediamo di conoscere i dispositivi atti ad evitare, tra l’altro, “le ingiustificate forme di privilegio” sanzionate dalla Legge: non vorremmo assistere a figli e figliastri cioè il deprezzamento commerciale, all’interno del mercato, degli ortaggi prodotti da quei produttori che, pur appartenendo alla stessa terra di Montalbano, non potranno per vari noti motivi (e saranno tanti) fregiarsi del marchio.

– Chiediamo se il progetto può arrecare pregiudizio ad analoghe iniziative nella Regione.

– Chiediamo se è stata valutata la possibilità di avvalersi del marchio “cesto barocco”, risparmiando decine di migliaia di euro, e usufruire di un asset arcinoto a livello comunitario e al cui interno sono contenuti prodotti DOC e IGP.

Una riserva abbiamo anche sulla scelta del nome “Montalbano” che ci risulta già registrato – spiega ancora Giovanni Barone -. Noi avremmo preferito qualcosa di più nostro, tipo “le primizie di Punta Secca” località tanto amata e nota, ricavando tra l’altro rilevanti economie di scala. Si sarebbero così evitati, tra l’altro, i problemi dei confini territoriali del marchio, i quali non potranno più essere delimitati a “Marinella” ma devono essere estesi da “Vigata” a “Montelusa”, non potrà vietarsi la concessione del marchio ad aziende di Scicli, Donnalucata, Ragusa, Vittoria, Scoglitti… insomma dell’intera fascia trasformata. Ciò potrebbe essere anche un bene ma complicherà certamente l’iter già di per se lungo e oneroso per le casse del Comune, basti considerare i costi per i controlli alle aziende fuori comune. Come si può notare si tratta di domande semplici poste, con educazione, a chi, magari sedicente esperto, ha speso 22 mila euro solo per uno studio di fattibilità. Gradiremmo altrettanto semplici risposte, magari evitando le solite “agresti” metafore che ci hanno già fatto ridere abbastanza, ora ci vuole serietà: è in gioco il buon nome della nostra Città. L’opposizione è pronta a fare la sua parte se sarà coinvolta a cominciare dal dibattito in consiglio comunale”.

Redazione

Un Commento

  1. Tuttienessuno

    20 febbraio 2013 a 21:34

    abbiamo capito che al sig. barone non piace il marchio colletivo, abbiamo capito che non gli piace neanche il nome… ..però se il marchio si chiamava “le primizie di punta secca” si, dice che era piu “nostro” , mah…..E inoltre si chiede se abbiamo valutato la possibilità di avvalerci del marchio “cesto barocco”, il sig. barone è poco informato sul “cesto barocco”, iniziativa nata nel 2003 e subito dopo arenata per motivi noti a tutti (tranne al sig. barone). Se questi sono i suoi consigli sig. barone…..Noi le consigliamo di informarsi meglio prima di proporre situazioni già fallite all’agricoltura camarinense.

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