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Delle sei cose che mi sarebbe piaciuto sapere la scorsa settimana, almeno una la so: l’esito delle elezioni politiche! Per le altre dovrò aspettare… Alla miriade di commenti a questa storica notizia non posso non aggiungere il mio, che, spero, non annoierà chi mi onora di attenzione. Per mia natura io vedo sempre il bicchiere mezzo pieno, anzichè mezzo vuoto, e quindi ritengo che gli elettori italiani abbiano dato l’ennesima prova di essere migliori della classe politica che li rappresenta. Dai risultati elettorali emerge, in primo luogo, che è notevolmente scesa l’età media dei deputati mentre è notevolmente salito il numero delle deputate. In secondo luogo, emerge l’assoluta sintonìa tra l’elettorato locale, quello regionale e quello nazionale, nel senso che il Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo è il primo per consensi sia a S.Croce Camerina, sia a Palermo, sia a Roma presso la Camera dei Deputati. In terzo luogo, si evince che la coalizione di centro-destra di Silvio Berlusconi non è affatto moribonda, ma è talmente viva e vegeta da aver conquistato regioni strategiche come la Sicilia, la Campania e la Lombardia. E ancora. La quarta novità è che l’azione di “rottamazione” iniziata da Renzi all’interno del PD è stata completata dalla nomenclatura di Bersani &…, mentre l’ultima novità, ma non la meno importante (the last but dont’ the list), è che il nuovo governo dovrà lavorare di più alle dipendenze dei movimenti, di cui quello di Grillo è il più consistente ma non l’unico, e molto meno alle dipendenze delle segreterie dei partiti! Tutto sommato a me non sembrano pessime notizie queste, ma, appunto, semplici, affascinati e, magari, rischiose res novae, cose nuove, che, in quanto tali, preoccupano ma, al contempo, innovano, addirittura rivoluzionano la realtà e, quindi, in qualche modo la fanno progredire. Qualsiasi cambiamento è, infatti, noioso, faticoso, fastidioso, aleatorio, ma si accompagna sempre al progresso, alla crescita individuale e/o collettiva. Pensiamo al disagio provocato dalla rivoluzione industriale, con grandi masse di gente che dalle campagne si riversavano nelle città e nelle fabbriche per produrre macchine e non più frumento o cotone. Pensiamo alla crisi del proletariato causata dalla rivoluzione post-industriale, che sostituisce la macchina all’uomo nella produzione dei beni, a tal punto che oggi tutto è computerizzato, tutto è telematico, tutto viaggia sulla rete! Si tratta, comunque, di cambiamenti rivoluzionari certo, ma assolutamente pacifici e positivi. Chi di noi oggi riesce ad immaginare una società progredita senza computers e senza Internet? Possiamo dimenticare che la scorsa estate la rivoluzione araba ha viaggiato in rete e che ad Internet si affidano i giovani dissidenti di tante altre Nazioni, troppe ancora, dove la libertà di pensiero e di comunicazione è ancora lontana e chi la difende rischia la vita? Quindi, non spaventiamoci per il fatto che anche una porzione consistente di politica italiana ha viaggiato in rete e ha vinto, cioè ha imposto la sua presenza nei Palazzi del Potere tracciando la strada alla politica che verrà. Invece pretendiamo da questi pacifici rivoluzionari la necessaria ed inevitabile collaborazione concreta per ridare dignità e decoro agli italiani ed alla Nazione ed il rispetto per la nostra storia pregressa di cui i partiti hanno scritto capitoli incancellabili.

Cassandra

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