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L’8 marzo sarà la giornata dedicata alla Festa della donna, mentre il 10 marzo sarà la giornata dedicata alle ormai centinaia di donne che in Italia (e non solo) sono state assassinate da ex compagni, fidanzati, mariti solo per il semplice motivo di essere nate femmine (perciò la richiesta insistente, ma ancora inascoltata, delle donne di introdurre nel codice penale una nuova figura criminosa, il reato di femminicidio). Quindi questo week-end sarà tutto al femminile, come tutta al femminile è, in questo momento storico, la vita amministrativa locale. Come dimenticare che attualmente a S.Croce le cariche istituzionali di sindaco, assessore ai Servizi sociali e presidente del Consiglio sono ricoperte da donne? Purtroppo, ciò che dovrebbe e potrebbe essere un vanto, un fantastico trionfo delle c.d. quote rosa, presenta una fastidiosa quanto imbarazzante pecca. Si tratta della delibera di Giunta n. 30 del 14.02.2013 (giorno di San Valentino!) con cui il sindaco e la sua Giunta (nel più totale disinteresse dell’assessore ai Servizi Sociali e nell’assoluto silenzio del presidente del Consiglio) ha in sostanza deciso che la Casa–Famiglia “Don Gnocchi” di via Alberto Moravia, patrimonio comunale (prima sede della locale sezione ANFFAS e poi sede della comunità di malati psichici gestita da una valida e competente cooperativa che si avvaleva anche di personale locale), in futuro dovrà essere destinata ad uffici pubblici, “al fine di contenere le spese di affitto dei vari uffici” comunali! E’ possibile accettare che quel po’ di Stato sociale che sopravvive nel nostro territorio venga definitivamente eliminato in nome di una verticistica e pseudostatalistica concezione della res pubblica? Evidentemente per l’attuale classe politica (?!), è di moda risparmiare, pareggiare i conti pubblici, organizzare l’azione amministrativa, a spese della silente, onesta e laboriosa gente comune anziché estirpare, sradicare la gramigna della corruzione, del nepotismo, dell’evasione fiscale, del malaffare anche dei c.d. “colletti bianchi”. E le “politichesse” locali, naturalmente, si adeguano… Cassandra conosce bene i consiglieri e gli assessori (anche donne) che nel passato hanno lavorato per dare, anziché togliere, servizi alla cittadinanza, soprattutto alla parte meno abbiente e più sfortunata, e lo hanno fatto senza proclami, senza articoli su quotidiani, senza foto a colori e pagine facebook, e altre amene pomposità! Cassandra sa anche che, dopo il suo grido di dolore e di sdegno, il caterpillar, il panzer condotto dalla giunta Iurato & C. proseguirà nella sua opera distruttiva! Ma Cassandra spera anche che la cittadinanza tutta manifesti il suo sdegno e si ribelli a questo modo post-comunista-montiano di gestire il patrimonio comune e gli interessi collettivi, perché quando la lotta si fa dura…

P.S. Se anche questo editoriale dovesse nuocere gravemente alla salute dei destinatari si consiglia di rivolgersi al medico di famiglia…

Cassandra

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