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Alle 19:06 arriva la fumata bianca. A darne conferma c’è il suono delle campane: il nuovo Papa è stato eletto. In piazza San Pietro esplode l’entusiasmo. I 115 cardinali, riuniti da martedì nella Cappella Sistina, hanno eletto il nuovo Pontefice al quinto scrutinio. Dopo circa un’ora si svela al mondo: è  il Cardinale argentino Jorge Mario Bergoglio, che assume il nome di Francesco.  La scelta di un nome che fa riflettere, innanzitutto perché San Francesco è il patrono d’Italia, ma soprattutto perché rappresenta l’emblema dell’umiltà, della semplicità, dell’amore per il prossimo. E così ci appare Jorge Mario Bergoglio, nato a Buenos Aires il 17 dicembre 1936, ma di origine italiana. Figlio di un impiegato delle ferrovie, Mario, e di Regina Sivori, una casalinga,  si è diplomato come tecnico chimico e successivamente laureato in filosofia. E’ stato docente di letteratura e psicologia ed è diventato sacerdote a 33 anni, entrando a far parte della Compagnia di Gesù. Quando venne eletto Arcivescovo di Buenos Aires, anziché abitare nel palazzo a lui assegnato preferì stabilirsi in un modesto appartamento dove cucinava da solo ed accudiva un anziano sacerdote. Fu eletto cardinale nel febbraio del 2011. Nel 2005 è stato il vero avversario di Joseph Ratzinger nel Conclave, risultando il secondo degli eletti. Oggi, a 76 anni, Jorge Mario Bergoglio arriva in Vaticano come figura di riferimento per tutti i cardinali americani e nello specifico della folta pattuglia latina. C’è una frase raccolta dai cronisti attorno all’entourage dei cardinali: “Basterebbero quattro anni di Bergoglio per cambiare le cose”. Appena affacciatosi dalla finestra ha ringraziato tutti e, dopo una battuta sulla sua provenienza ( i colleghi cardinali che hanno scelto un vescovo di Roma lo sono “andati a prendere alla fine del mondo”), ha recitato l’ave Maria. Poi un breve discorso: “Prima di tutto vorrei fare una preghiera per il nostro Vescovo Emerito Benedetto XVI. Preghiamo tutti insieme per lui, il Signore lo benedica, la Madonna lo custodisca. Grazie per l’accoglienza, pregate per me e ci vediamo presto. Domani voglio andare a pregare la Madonna perché custodisca tutta Roma”. Congedandosi dai fedeli in piazza San Pietro, a Papa Francesco scappa un “buenas tardes”, subito corretto con “buonanotte”.   “È un papa storico, un momento storico, perché è il primo papa latino-americano della storia della chiesa” lo dicono ancora stravolti otto ragazzi argentini tra i 23 e i 24 anni che hanno trascorso il primo dei loro 3 giorni di vacanza a Roma. “È incredibile sia per il Sud America che per l’Argentina – continuano a ripetere quasi non credendoci – Noi siamo stati davvero fortunati a vivere questa grande emozione”. “Mi piace il tango” è il capitolo più intimista del libro-intervista su Jorge Mario Bergoglio “Il gesuita”, scritto dai giornalisti Francesca Ambrogetti e Sergio Rubin nel 2010. Nel libro, Bergoglio rivela di aver avuto una fidanzata (“era del gruppo di amici con i quali andavamo a ballare. Poi ho scoperto la vocazione religiosa”), di amare la letteratura italiana e il Piemonte.  Come film preferito cita “Il pranzo di Babette”, come quadro “La Crocefissione Bianca” di Chagall, come libri il suo amore per “I promessi sposi” e la “Divina Commedia”. Tra gli altri interessi  “il calcio, la poesia di Holderlin e Beethoven”. In un altro dei passaggi chiave del libro, Bergoglio affermare che “la nostra missione è scendere per le strade a cercare la gente”. E lui, a quanto pare, ha tutto ciò di cui il mondo ha bisogno in questo momento: umiltà, semplicità e amore per il prossimo… proprio come il ‘nostro’ San Francesco.

Redazione

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