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Una situazione di stallo, da ormai un decennio. Il rudere che ospitava le Fiamme Gialle, nella frazione di Punta Secca, è ancora lì. Al centro di battaglie politiche. A palazzo del Cigno si susseguono anni e amministrazioni, ma ancora non è cambiato nulla. L’edificio resta nel centro storico, pur nella sua fatiscenza. E se il gruppo di opposizione al Consiglio comunale “Noi ci crediamo” mette sul piatto una proposta di previsione di spesa per l’abbattimento della caserma, con relativa valutazione della futura destinazione, c’è chi usa la memoria storica per imporre un secco altolà ai consiglieri di minoranza facenti capo al movimento politico camarinense, ossia Luca Agnello, Gaudenzio Brancato e Carmelo Portelli, che hanno lanciato l’idea in seno all’incontro intavolato dall’Amministrazione comunale per confrontarsi coi gruppi consiliari e le parti sociali in vista della stesura del bilancio di previsione del 2013. Ad intervenire Antonello Firullo, rappresentante della Fiba Confesercenti regionale: “Mi sembra necessario chiarire che il Comune non è deputato a demolire la caserma, nè che tantomeno possa agire secondo la volontà dei consiglieri in quanto l’edificio è un bene demaniale, e quindi di proprietà della Regione – spiega Firullo – Ho personalmente verificato quali siano le previsioni dell’Ente comunale, appurando che effettivamente non è in previsione la demolizione, quanto piuttosto un restauro della struttura. Mi è stato riferito dalla residenza municipale che, a tale scopo, il Comune ha provveduto a fare ufficiale richiesta di acquisizione del bene all’assessorato regionale Territorio e Ambiente. Ma mi chiedo, con quali soldi? Una volta ottenuta questa concessione, con quali fondi l’Ente intende portare a compimento questo progetto? Per allocare cosa poi? Un presidio di polizia municipale, una biblioteca e dei bagni pubblici. Mi sembra veramente un peccato sprecare in questo modo un edificio tanto interessante per la sua ubicazione che punta dritta sul mare. Mi sentirei di rammentare, inoltre, alla locale Amministrazione che gli interventi urgenti sono altri. E’ necessario provvedere con emergenza al ripascimento della spiaggia, non tanto il restauro di un edificio. Senza spiaggia non c’è motivo per cui un turista debba ancora preferire Santa Croce ad un’altra località turistica. Non credo che Santa Croce oltre al mare, al sole e alla spiaggia abbia molto altro da offrire”. La cronistoria degli atti amministrativi che vedono coinvolto il Comune inizia nel 2003, con precisione nel mese di giugno, quando palazzo del Cigno ha fatto richiesta di rilascio di concessione trentennale, alla Capitaneria di Porto, per demolizione con ricostruzione e riutilizzo, istanza rigettata poiché l’edificio era inserito in un programma di recupero per utilizzi della stessa Guardia Finanza. Nel dicembre dello stesso anno, l’allora primo cittadino Lucio Schembari si era rivolto al Prefetto per avere supporto alla richiesta di concessione inviata in precedenza. Qualcosa si era sbloccato nel gennaio 2004 quando il ministero delle Infrastrutture e Trasporti si era dichiarato favorevole al rilascio della concessione richiesta dal Comune. Altri atti e una nuova legislatura hanno cadenzato gli anni successivi. Fino alla bocciatura da parte della Regione del piano particolareggiato, nel settembre 2011, che avrebbe approntato anche un progetto ben studiato per riqualificare la vecchia struttura.

Fonte: La Sicilia

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