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Scriveva il grande filosofo torinese Norberto Bobbio (nato il 18.10.1909 e morto il 9.1.2004): “Se volete far tacere il cittadino che protesta, che ha ancora la capacità di indignarsi, dite che fa del moralismo”. In sostanza il dissenso, secondo il filosofo, anziché essere preso in considerazione, analizzato e capito, comunque apprezzato, viene sminuito, emarginato, comunque liquidato con valutazioni superficiali e di parte. Invece il dissenso, se condotto pacificamente, con lo strumento della parola e della dialettica, è il sale della democrazia. Allora se chi scrive sostiene che l’attuale governo Letta, nonostante il “conclave laico” a cui si è sottoposto, abbia prodotto poca roba (dato che ha solo procrastinato la scadenza dell’Imu, ha messo mano alla legge elettorale solo perché costretta dalla magistratura e ha limitato i diritti civili da attenzionare solo alla cittadinanza da riconoscere ai figli degli stranieri nati in Italia), vuol dire che è moralista e quindi va snobbato? Se chi scrive sostiene che il governatore Crocetta ha varato una finanziaria che penalizza molte categorie di lavoratori, che non aiuta gli imprenditori, che diminuisce le risorse dei comuni siciliani, vuol dire che è moralista e che, quindi, va emarginato? Se chi scrive sostiene che l’attuale giunta Iurato, pur essendo guidata da una donna capace e volenterosa, appare ai più distaccata e decisionista, vuol dire che è moralista e quindi va disprezzato? Ebbene, chi scrive vuole solo dare voce a quei cittadini che ancora hanno la forza e la voglia di protestare e di indignarsi, che non vogliono rifugiarsi nella disperazione o nella rassegnazione. Quei cittadini che, come i due giudici–eroi, Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, anziché tacere o accettare passivamente le decisioni altrui, hanno ancora voglia di combattere per le loro idee e per una società migliore, usando solo lo strumento della dialettica democratica.

Cassandra

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