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La settimana appena trascorsa è stata caratterizzata da una situazione politica variabile (talvolta serena, talvolta perturbata), ma comunque dagli esiti incerti e moderatamente positivi. Il governo di scopo Pd-Pdl (condito Scelta civica) pare stia dando i primi risultati: intanto ci siamo tirati fuori dalla procedura di infrazione europea per deficit eccessivo e, così, potremo utilizzare il “tesoretto europeo” di circa 8-10 miliardi di euro per tappare qualche buco aperto dalle molteplici emergenze economiche, far ripartire la crescita ed alleggerire la pressione fiscale. Poi, il piano preparato dal il ministro della Coesione territoriale, Carlo Trigilia (siciliano), per poter spendere entro il 2015 circa 31 miliardi di fondi europei, ha ottenuto l’ok del Commissario europeo alle politiche regionali, Johannes Hahn, e, addirittura il modello adottato dalla Sicilia per attingere ai fondi europei è stato riconosciuto come modello-guida per le altre regioni del meridione. Resta il fatto che l’Italia è in fondo alla classifica dei 27 Paesi europei che attingono ai fondi Ue (fanno peggio di noi la Repubblica Ceca, la Bulgaria e la Romania!). Infine alla Camera è stata votata all’unanimità la Convenzione di Istanbul che ha lo scopo di sollecitare gli Stati a contrastare ogni forma di violenza, fisica e psicologica, sulle donne e a sanzionare i relativi comportamenti, nonché a eliminare ogni forma di discriminazione di genere. Come spesso accade, su questo argomento la Sicilia è all’avanguardia, dato che le imminenti elezioni comunali vedono applicato il c.d. voto di genere, per cui è obbligatoria la doppia preferenza (sia maschile che femminile) per i consiglieri comunali. Naturalmente anche la mia città è all’avanguardia su questo fronte dato che attualmente le due massime cariche istituzionali, quella di Primo Cittadino e quella di Presidente del Consiglio comunale, sono ricoperte da donne. Tuttavia la strada per la sostanziale parità di genere è ancora lunga, aspra, accidentata. E, quel che è peggio, sembra che alle donne italiane si voglia riconoscere un’uguaglianza più formale che sostanziale, nel senso che in ogni campo, soprattutto in quello politico, le donne sembrano condannate a ruoli di comprimari, mentre per quello di leader tutto tace. Di questo passo nemmeno Cassandra riuscirà a vivere così a lungo da vedere una donna Presidente della Repubblica italiana, o Presidente del Consiglio, o Segretario di partito, o Presidente della Corte Costituzionale, ecc… ecc… ecc…! Comunque, le donne nei secoli hanno accumulato coraggio, perseveranza, pazienza e parecchi neuroni in più rispetto all’altro sesso (dato che le laureate sono in numero maggiore dei laureati e dato che l’educazione dei bambini è prevalentemente affidata alle donne, sia come mamme che come insegnanti). Ciò detto, mi chiedo e vi chiedo: è possibile che la difficoltà della giunta Iurato a rapportarsi con l’opinione pubblica sia dovuta proprio al fatto che, essendo essa composta prevalentemente da donne, non appare sufficientemente autorevole ai più (che, guarda caso, sono maschietti)? Questo pensiero mi è balenato dopo aver attentamente esaminato i video che la nostra emittente ha mandato in onda sui due importanti e partecipati incontri sull’ordine pubblico organizzati sabato e domenica alla biblioteca comunale. Il primo, quello sponsorizzato dall’associazione Meridiana, più che un dibattito mi è sembrato una sorta di processo all’attuale amministrazione, che si è timidamente difesa per voce del sindaco, lasciata praticamente da sola ad affrontare un argomento notoriamente cruciale per la cittadinanza. Il secondo, quello che ha ospitato il Console tunisino, più che una conferenza mi è sembrata una lezione di educazione civica o, peggio, la recita di un copione già visto, che ha assegnato al sindaco e al presidente del Consiglio il ruolo di ospite ( nel senso di colui che accoglie), mentre occorreva riservare loro il ruolo di padrone di casa (nel senso di colui che decide le regole dell’accoglienza). In entrambi i casi le rappresentanti delle nostre istituzioni sono rimaste in evidente minoranza numerica e ciò le ha fatto apparire poco incisive e troppo prudenti, quindi, appunto, poco autorevoli. Ebbene, vorrei ricordare che l’unione fa la forza e che la contrapposizione di ruoli, di genere, di etnìe, di culture, di bisogni, non può portare nessuna buona nuova. Solo l’alleanza alla pari tra donne e uomini coraggiosi, volenterosi e preparati in nome del benessere della nostra città può costituire l’unica forza positiva del cambiamento. Ricordiamolo ogni giorno, non solo nelle feste comandate, come il 25 aprile o il 2 giugno, perché la Libertà e la Repubblica l’hanno voluto tutti gli italiani, uomini e donne e perché l’Italia merita di essere rispettata e onorata anche dai nostri “amici” stranieri!

Cassandra

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