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“Ti amo Punta Secca”. Questa dichiarazione d’amore è rivolta ad un piccolo borgo marinaro sito nell’estrema punta orientale della Sicilia, affacciato sul Mediterraneo. L’innamorato è Gianni Giacchi, che di Punta Secca ha fatto la sua fonte di ispirazione attraverso le foto, i disegni, i dipinti, i racconti raccolti fra i suoi più celebri abitanti. Anche se nell’ultimo decennio questo grazioso borgo è stato messo in risalto dalla tv, grazie alla serie “Il Commissario Montalbano”, tratto dai racconti dello scrittore Andrea Camilleri, Punta Secca è sempre stata per molti che la vivono costantemente la perla del Mediterraneo, la zona balneare incontaminata, a tratti selvaggia, ma ricca di storia. Una storia non sempre nota e poco narrata che è fatta di piccole cose, di uomini che anche solo per poco hanno toccato la sua dorata sabbia e se ne sono innamorati. “Io Punta Secca l’ho sempre amata – precisa Gianni Giacchi – , la frequento dal ’74, prima ancora di averne un’abitazione mia. A quei tempi, quando ancora non era un borgo famoso, io eseguivo già degli scatti con lo sfondo della oramai famosa Casa di Montalbano. La ricordo quando aveva ancora dei lampioncini. Io arrivavo col mio ‘Bravo’ per trascorrere le serate stupende con gli amici. Man mano, con il passare degli anni, iniziarono a organizzare le serate musicali programmate dal comune, in un palco posto dove adesso c’è l’ingresso per il porto. Lì venivano i primi gruppi, si ballava, ci si divertiva”. Inizialmente Punta Secca gravitava intorno alla piazza principale e poi man mano durante gli anni inevitabilmente si è estesa. Ricordo anche, con l’iniziare delle estati, che il borgo era molto frequentato e c’era sempre molta confusione. “Ricordo anche alcuni episodi, intorno agli anni ’81-’82 a cui ebbi il piacere di assistere  – continua Giacchi -. C’è stato un maltese che ha fatto una traversata a nuoto da Punta Secca a Malta, partendo all’alba, dalla spiaggia vicino l’attuale lungomare. Al largo fu introdotto in una gabbia, ed affiancato da due imbarcazioni, iniziò a nuotare sino a scomparire all’orizzonte. Impiegò quasi due giorni. Ricordo che prima dell’immersione lo spalmarono di grasso, forse per attutire il freddo dell’acqua e rendere più agevole lo scivolamento nell’acqua”.

Già da allora si organizzavano anche delle serate con dei corpi di ballo, quelli delle majorette, che si esibivano anche in provincia e nel periodo estivo sfilavano insieme alla banda musicale di Santa Croce,  a Punta Secca. “Emozionante è stato anche salire sulla torre – aggiunge Gianni Giacchi – dove ho avuto modo di constatare la presenza di qualche cimelio importante ed il panorama che si gode da lassù è un vero spettacolo”. La sua passione per la foto lo ha portato a ritrarre ogni angolo delle naturalezze di questo borgo, sfruttando il tramonto del sole che disegna delle sfumature dorate sui suoi contorni o le prime luci dell’alba, dove l’ambiente diventa irreale ed etereo. I dettagli, le piccole sfaccettature, regalano allo sguardo ambienti sempre nuovi e lasciano immortalate nelle foto immagini di ieri e di oggi che sono in continua evoluzione. Ma come si è evoluta Punta Secca? “I cambiamenti non può notarli chi viene ogni tanto, ma chi la vive costantemente. Dalle prime abitazioni anni  ’60-’70, con l’esplosione del post moderno, vi  è stato poi un ritorno all’antico, al classico. La cosa che mi piacerebbe fosse realizzata è vedere la Piazza Faro e il corso sarebbe piastrellati con delle basole che richiamino l’antico. Ma Punta Secca è anche nota per aver un territorio ricco archeologicamente, difatti ricade nell’antico territorio denominato “Le Caucane” dove affiorano, ancor oggi visibili, le strutture portuali di età antica, poi alla fine dell’attuale lungomare un residuo di una casamatta della 2 guerra mondiale e poi ancora la torre di difesa, torre utilizzata per avvistare eventuali incursioni arabe e musulmane, e in seguito collegata tramite un ponte levatoio con il Palazzo Arezzi, sede nella seconda guerra mondiale del comando tedesco. Parecchi anni fa, con la Pro Loco, in estate organizzavo dei percorsi turistici – ricorda ancora Gianni Giacchi -. Avevo preso a noleggio un pulmino ed attendevo, il venerdì sotto il sole cocente, i turisti. Da dove sorge l’attuale Casa di Montalbano conducevo i turisti al Museo di Kamarina e poi ritornando per la strada di Randello arrivavamo a Santa Croce, con un percorso ben preciso ed evidenziando i Palazzi signorili del paese e infine ritornavamo qui. Questo itinerario, di cui ancora conservo il depliant, lo avevo intitolato “da Montalbano a Camarina”. Inoltre la sera con un piccolo stand posto in Piazza Faro distribuivo brochure informative e varie informazioni con relativi itinerari turistici”. Fra i tanti aneddoti curiosi che Giacchi ricorda ve n’è uno riguardante un signore in canoa, sbarcato un bel pomeriggio d’estate  sulle coste di Punta Secca. Era uno storico spagnolo che stava percorrendo la costa mediterranea, appoggiandosi man mano sui vari lidi, per cui era approdato anche a Punta Secca dove aveva pernottato in tenda per poi ripartire. Il suo obbiettivo era di arrivare fino a Capo Bonn.

“In questi ultimi anni, noto con piacere che la Piazza Torre è diventata, al tramonto, un vero e proprio appuntamento. Difatti, centinaia di turisti ammirano ogni sera gli incantevoli tramonti che la natura ci regala in questo angolo suggestivo. Un vero salotto al tramonto – aggiunge Giacchi – e ricordo anche, sino a pochi anni fa, quando l’avvocato Di Quattro apriva la porta della famosa casa dove il sole inondava la stanza e si rifletteva sul suo pianoforte e iniziava a suonare. Io ho immortalato lui con una foto mentre suonava”. Per non parlare della Punta Secca calcata da illustri poeti come Bufalino e Sciascia. Cogliere i dettagli, il muoversi dell’onda, l’increspamento del mare che crea degli effetti visivi molto suggestivi, tutto questo diventa il soggetto principale degli scatti di Gianni Giacchi. E come lui chissà quanti la amano, italiani e stranieri, tra cui anche il celeberrimo Lucio Mandarà, sceneggiatore e soggettista della RAI, e in ultimo anche scrittore, che tanto amò Punta Secca al punto di lasciare per iscritto nel suo testamento  la volontà, alla sua morte, di essere  cremato e le sue ceneri sparse nel mare antistante Punta Secca. Quindi con un linguaggio universale diciamo “I love you Punta Secca”.

Antonella Galuppi

Un Commento

  1. Maddalena Berlino

    25 agosto 2013 a 16:39

    Certo che lascio un commento: nel vissuto delle persone vivono le cose. Se poi attraverso le tracce artistiche, della parola come del linguaggio figurativo, si esprime con generosa dedizione e passione la propria affettivita’, ecco che prende forma il percorso della conoscenza oltre gli stretti confini, di un mondo altrimenti riservato ai pochi. Grazie all’ instancabile impegno degli artisti come Gianni si gioca e si sviluppa il destino di piccole localita’ ricche di storia, dal sapore genuino. L’incontaminato puo’ rappresentare il
    luogo in cui villeggiare, distentersi e divertirsi, per ritrovare e ritrovarsi.

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