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Si è parlato tanto del Muos di Niscemi e degli effetti deleteri che le sue onde sono in grado di emettere per chilometri, ma un altro importante problema rischia di piombarci addosso e con effetti altrettanto imprevedibili. “C’è una situazione che merita grande impegno ed il coinvolgimento di tutti i cittadini” ha dichiarato il sindaco di Santa Croce Camerina, Franca Iurato, facendo trasparire una certa preoccupazione. “Davanti alle nostre coste, oltre all’erosione, sono stati ottenuti tanti permessi per fare ricerche petrolifere e queste ricerche sono ancora in corso – ha precisato la Iurato -. Prima per ottenere le concessioni per fare ricerche in mare passavano degli anni, adesso con il decreto Passera in un fiat ce li troviamo dietro la porta: è questo l’ultimo regalo del governo Monti. Io ho avuto modo di leggere un articolo del ‘Fatto quotidiano’ dell’8 aprile in cui sono citate Scicli ed altre località ed ho chiamato subito il sindaco di Scicli e ci siamo attivati con altri sindaci della fascia costiera. L’altra sera c’è stato un consiglio comunale aperto a Scicli sulla falsariga di un documento preparato dai geologi della provincia. Abbiamo pensato di stilare un documento unico e faremo un passaggio in un consiglio comunale urgente (il 2 settembre, ndr) per potere deliberare anche noi, perché è una cosa che interessa tutta la collettività”.

La questione risulta essere molto delicata e non può rimanere circoscritta ad un ambito ristretto, anche perché prevede delle modalità invasive che sicuramente turberebbero la naturale struttura geofisica del fondale marino, con ripercussioni ad ampio raggio. “Queste ricerche petrolifere vengono fatte, anziché col carotaggio, con gli ultrasuoni, quindi anche se non si vede niente tutto ciò che è circostante viene distrutto – ha aggiunto il primo cittadino -. Un altro aspetto di grande impatto ambientale è che quasi tutte queste ricerche ricadono nella faglia tettonica Sicilia-Malta. Non pare che queste piattaforme, che sono in parte avviate e ce ne vorrebbero altre, prevedano dei dispositivi di sicurezza che entrano in funzione immediatamente. Potremmo diventare il Golfo del Messico, con la differenza che il nostro è un mare chiuso. Inoltre non abbiamo un quattrino di risarcimento, niente. Le royalty che vengono pagate in Sicilia, dai dati che sto verificando, ammontano al 7% contro il 70-80% di altre realtà e di queste noi non abbiamo niente. Santa Croce non esiste. Alla Regione Sicilia vanno all’incirca 427mila euro, mentre il comune di Ragusa, ma anche questa è una notizia da verificare, riceve dalle royalty  3 milioni di euro, non solo per le ricerche petrolifere in mare ma anche per le Vega 1, Vega 2 ecc. e perché sul suo territorio c’è la riserva dell’Irminio. Come se non bastasse, mentre la Legge Prestigiacomo prevedeva che la fascia di rispetto fosse di 12 miglia marine dalla costa, con questo nuovo Decreto è stata ridotta ulteriormente. Tanti sono i motivi per cui sarebbe opportuno che l’opinione pubblica si svegliasse perché l’effetto è impattante. Dove vengono fatte queste estrazioni si verificano dei terremoti. Per esempio la Valpadana, zona che non è considerata a rischio sismico ha subito tali conseguenze, figuriamoci noi. Dobbiamo opporci a queste situazioni perché sono devastanti oltre che per l’ambiente anche per la nostra salute”.

A tal proposito il sindaco Iurato cita un episodio che lei ha vissuto come cittadina ed ha visto coinvolti alcuni soggetti che risultano indagati in merito all’inquinamento della Fonte Paradiso e Mirio nel 2011, in seguito alle ricerche fatte al pozzo Tresauro, territorio di Ragusa al confine con Santa Croce, dove sono stati usati dei solventi che poi sono usciti nella Fonte Paradiso-Mirio provocandone l’inquinamento. “Sono materiali altamente tossici, cancerogeni quelli usati – ha specificato la Iurato – quindi il problema delle trivellazioni marine non deve passare inosservato e la cittadinanza deve essere informata”. Un’esortazione a non abbassare mai la guardia su ciò che accade nel nostro territorio. Restiamo in attesa di conoscere ulteriori risvolti.

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Antonella Galuppi

2 Commenti

  1. Mah!

    31 agosto 2013 a 12:21

    Io credo che si dicono e si scrivono un mare di cavolate in merito. Un giorno si alza uno alla mattina e dice: la Sicilia è ricca di petrolio dobbiamo sfruttarlo, poi un altra mattina si alza un altro e dice: noooo…si provocano i terremoti. I terremoti sono nati insieme al mondo,Punto! e l’Arabia saudita è il paese più trapanato al mondo, e anche il più ricco, ora, tutto il mondo è pieno di pozzi di petrolio e gas, dal polo nord al polo sud, e noi ci mettiamo a fare i figli dei fiori, e conescome se io vivessi sotto una ciminiera dell’ANIC o della SINGAT, però non fumo perché mi fa male. Ma per favore…..

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  2. Roberto Giardina

    31 agosto 2013 a 15:40

    Il decreto “Cresci Italia”(d.l. 83/2012) voluto dal ministro dello Sviluppo economico Corrado Passera per una strategia energetica nazionale . Estende a tutta la fascia costiera la zona off limits delle 12 miglia per le nuove richieste di estrazione di idrocarburi a mare, ma fa anche ripartire tutti i procedimenti per la prospezione, ricerca ed estrazione di petrolio.I quantitativi di petrolio in gioco sono, però, davvero risibili.l’Italia è una sorta di paradiso fiscale per i petrolieri: estrarre idrocarburi nel nostro Paese è vantaggioso solo perché esistono meccanismi che riducono a nulla il rischio d’impresa, mettendo però ad alto rischio l’ambiente.
    Ad esempio, le prime 20 mila tonnellate di petrolio prodotte annualmente in terraferma, come le prime 50 mila tonnellate di petrolio estratte in mare, i primi 25 milioni di metri cubi di gas in terra e i primi 80 milioni di metri cubi in mare sono esenti dal pagamento di aliquote allo Stato. Ma non è finita qui. Le aliquote
    (royalties) sul prodotto estratto sono di gran lunga le più basse al mondo.Scicli ha detto no a nuove perforazioni in mare per ricerche petrolifere. La comunicazione giunta dal ministero dell’Ambiente al Comune relativamente alla richiesta di valutazione di impatto ambientale (Via) avanzata dalla Transunion Petroleum E & P Spa,nella richiesta è fatto esplicito riferimento alla tecnica esplorativa dell’”air-gun” con ispezione dei fondali marini. Questa si pratica mediante spari fortissimi e continui, ogni 5 o dieci minuti, di aria compressa che mandano onde riflesse da cui estrarre dati sulla composizione del sottosuolo.

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