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Sono stati protagonisti di una bella storia a lieto fine i due ispettori, Joseph Di Dio e Giambattista Nigito, durante il servizio appiedato di polizia di prossimità. La polizia di prossimità incarna il concetto di una «sicurezza partecipata», che si estende oltre i fatti penalmente rilevanti, sino a comprendere manifestazioni di diverso genere, ma che incidono sulla tranquillità sociale e sulla percezione stessa della sicurezza e il racconto dei due sottufficiali è l’esempio pratico del valore di questo servizio: “Erano circa le 19.30 quando di servizio in via Caucana, ci vengono incontro due ragazzi e una ragazza in lacrime a cui avevano rubato lo scooter, uno Scarabeo nero parcheggiato in via Roma. Saliamo sull’auto che era parcheggiata in zona e decidiamo di dirigerci verso la strada che da Santa Croce va verso Punta Braccetto e lì incrociamo un primo motorino seguito a pochi metri da un altro che corrispondeva alla descrizione. Un breve inseguimento che si è concluso con l’abbandono del mezzo rubato, e sul recupero dello stesso, sulla S.C 35 che da Punta Braccetto arriva quasi a Punta Secca. Il mezzo dopo il disbrigo delle pratiche di rito è stato consegnato alla legittima proprietaria”. Un’operazione di successo che premia il lavoro dei vigili di Santa Croce, dichiara il comandante, Maria La Rosa. “In un anno abbiamo sottoposto, durante i controlli del territorio circa 40 mezzi privi dei requisiti di legge, tra questi dieci, di provenienza furtiva sono stati restituiti ai proprietari”. I vigili disponibili a questo servizio devono avere risorse naturali quali una predisposizione caratteriale al contatto umano, una spiccata sensibilità e capacità di comprensione, buone doti comunicative e intuitive oltre a una buona conoscenza del territorio su cui operano che come in questo caso garantiscono il successo delle operazioni.

Redazione

Un Commento

  1. Giovanni Distefano

    15 ottobre 2013 a 09:49

    Un ringraziamento e un plauso particolare va agli ispettori della Polizia Municipale di Santa Croce Camerina che, nonostante abbiano apparentemente svolto un dovere proprio del loro Ufficio hanno, in realtà, dato un segnale molto forte tanto all’opinione pubblica quanto alla bassa criminalità che si cela dietro i furti di motorini.

    Il furto del motorino, fatto in sé di apparente scarsa importanza socio-economica, genera invece enormi effetti a catena. Quel motorino costituirebbe, se reimpiegato, un importante strumento di locomozione per l’organizzazione di probabili successivi reati (da nuovi furti allo spaccio di sostanze stupefacenti).

    E’ auspicabile, pertanto, che le forze dell’ordine, tutte, continuino la loro preziosa attività di controllo del territorio, contribuendo a diffondere nella popolazione la percezione della presenza dello Stato. Ce n’è tanto di bisogno!

    Dott. Giovanni Distefano
    Segretario Movimento Territorio Comiso

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