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I carabinieri della Compagnia di Ragusa stanno cercando i figli della donna che, secondo le indagini fin qui condotte, ritengono essere il cadavere in avanzato stato di decomposizione rinvenuto gli ultimi giorni di settembre nei pressi dello stadio di Santa Croce Camerina.  La donna, le cui fattezze somatiche sono state di quasi impossibile decifrazione anche da parte del medico legale, doveva essere stata alta appena poco più di un metro e sessanta, capelli castano-rossicci medio corti, indossava un maglioncino grigio e un paio di jeans, ai piedi aveva un paio di scarpe bianche. Inizialmente, per la modestia dell’abbigliamento e per la forma fisica apparentemente poco femminile, i militari avevano pensato fosse un uomo, forse un tossicodipendente andato a morire di overdose in un posto isolato. Le scarpe bianche avevano instillato i primi dubbi che poco dopo erano stati confermati in sede d’esame autoptico. Il cadavere è femminile. Nessun portafogli o documento erano stati rinvenuti, solamente un telefonino. La donna non aveva alcun monile o tatuaggio per facilitarne l’identificazione. Non solo, nessuna delle denunce di scomparsa recenti portavano al cadavere, che nel frattempo aspettava un nome nella cella frigo dell’obitorio di Santa Croce. Ma poi un abile lavoro sul telefonino svolto dai Carabinieri della Compagnia di Ragusa con i commilitoni della Sezione Investigazioni Scientifiche del Nucleo Investigativo Provinciale, coadiuvati dal Reparto Investigazioni Scientifiche di Messina, ha permesso di ottenere maggiori informazioni dall’apparecchio. E così i militari hanno rintracciato e sentito le persone che avevano avuto gli ultimi contatti con quel telefono cellulare, tre agricoli d’origine rumena e un imprenditore agricolo santacrocese. Tutte le dichiarazioni convergono su una donna e in particolare l’ultima, resa da un rumeno domiciliato a Gela, avrebbe chiuso il cerchio fornendo un nome. Con quel nome i militari hanno operato ricerche incrociate nelle banche dati scoprendo che una donna con tale nome era stata domiciliata in contrada Macconi del comune di Acate, dove vivrebbe ancora il figlio, sebbene non si riesca a trovarlo, ipotizzando che si sia trasferito altrove, forse su Vittoria. La donna avrebbe un altro figlio in Lombardia, di cui però non è stato possibile risalire al nome. Secondo i carabinieri di Ragusa, la donna dovrebbe essere del 1967 e chiamarsi Lacramioara, nome rumeno femminile che in italiano sta a indicare la pianta Convallaria majalis ovvero il mughetto dai bianchi e profumatissimi fiori a campanula. Il figlio che abitava in provincia di Ragusa, ad Acate o forse a Vittoria si chiamerebbe Catalin, classe 1985. Molti dubbi permangono e non sono ancora state date parecchie risposte. Perché nessuno ha denunciato la scomparsa della donna? Dove e con chi viveva prima di sparire e morire (azioni che potrebbero essere poste anche nell’inverso ordine)? Come è morta la donna? E il lavoro degli investigatori, anche nell’eventualità che il DNA del giovane rumeno fosse compatibile con quello della donna, non sarebbe comunque finito. A scanso di dubbi intanto i militari di Ragusa hanno informato l’Ufficio Europol di Roma per ottenere dalle Autorità rumene maggiori indicazioni sulla donna ritenuta essere il cadavere, e soprattutto una foto e una lista di parenti. Successivamente, anche aiutati dagli esiti delle investigazioni scientifiche che si stanno conducendo sui reperti trovati in loco presso i laboratori del Reparto Carabinieri Investigazioni Scientifiche di Messina, i militari vogliono esattamente capire come e quando sia avvenuta la morte della donna per capire se vi siano o meno responsabilità da parte di qualcuno.

Redazione

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