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Leggo con estrema sofferenza la nota di solidarietà di Rosario Pluchino ad Angelo Giacchi, un imprenditore agricolo che, preso al laccio da una crisi sempre più crudele, rischiando di perdere il frutto di anni di duro lavoro, sta attuando un prolungato sciopero della fame per attirare l’attenzione sul problema dei mancati affidamenti bancari a quanti richiedono un aiuto finanziario per avviare la campagna di produzione. Ed è un cane che si morde la coda. Mi diceva, qualche mese fa, un agricoltore anch’egli in sofferenza con le banche, quando si parlava di marchio d’origine dei prodotti agricoli, argomentando con quella logica femminina semplice eppur valida dello scarpone grosso e del cervello fine, che tutto l’affanno e l’impegno finanziario non indifferente di volere creare un logo ai nostri prodotti, abbinandoli alla fantasia televisiva di un personaggio come Montalbano, destinato come tutti i fenomeni televisivi a scomparire, non avrebbero creato una sola opportunità in più se non si fosse intervenuti amministrativamente, ricercando le soluzioni più idonee, sul versante di una semplificazione della concessione di aiuti (sic!) da parte degli istituti finanziari. In assenza di risorse per l’avvio della produzione ed il proseguo con tutto quanto occorre per dare e garantire qualità ai nostri prodotti e farne eccellenza, anche il marchio sarebbe stato un’indicazione di prodotto non da privilegiare ma da scartare. Lì per lì pensai che il catastrofismo sta sempre dietro alla porta di ogni tentativo di innovazione, anche per quella critica gratuita ad ogni iniziativa amministrativa. Centomila euro per un logo che non dà garanzie sull’origine territoriale del prodotto sono anche troppi ed ora, che giungono voci di intere partite di prodotti agricoli che vengono distrutti nei mercati del nord perché scadenti e non commerciabili, mi rendo conto che le mancate risorse, da investire per dare qualità al prodotto per farne eccellenza, faranno scadere sempre più i nostri prodotti ed il marchio che indica la provenienza può diventare cassa di risonanza negativa. Devo dare atto che lo scarpone grosso non smentiva ancora una volta il cervello fine. Se la politica avesse una volta tanto orecchi per chi fa i conti alla femminina!

                                              Carmelo Mandarà

3 Commenti

  1. antigone

    13 novembre 2013 a 12:43

    Professore non dica queste cose!!! Lei va contro la nostra economia!! non la posso accusare di essere stato trombato solo perchè non si è candidato ma se solo lo avesse fatto!!. Devo contraddirla. Non c’è cervello fino negli scarponi grossi dei nostri agricoltori. Non sa con quanto accanimento cercano un inutile marchio spendendo soldi che la comunità non ha? Guai a contrariarli!! Centomila euro. Una enormità che con il 30% di trasferimenti regionali in meno peseranno come macigni. La frivolezza dell’essere umano che vinto una battaglia ma ha fatto perdere la guerra alla collettività

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  2. Agricoltore

    13 novembre 2013 a 14:25

    È triste, o ironico, (dipende da quale punto di vista si guardano le cose) vedere persone parlare di problemi che non hanno, e non hanno mai avuto, visto che grazie al loro lavoro, lo stipendio a fine mese non gli è mai mancato, per non parlare di pensioni e privilegi vari che un coltivatore diretto può solo sognare, anche se si è spaccato la schiena nelle serre per tutta la vita, stesso discorso vale anche per gli argomenti, argomenti a loro completamente sconsciuti, ma che con presunzione si cimentano a portare avanti solo con il “sentito dire” Cortesemente, siete persone stimabili, dite pure il vostro parere, ne avete diritto, ma sappiate che è, e rimane solo un vostro parere.

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  3. carmelo mandarà

    14 novembre 2013 a 15:50

    Caro amico agricoltore, ti scrivo e poiché sei troppo lontano (anonimo) più forte ti scriverò, non per dissentire da quello che dici, perché ognuno può avere le convinzioni che vuole e cullarvicisi dentro (e sempre di pareri si tratta perché solo i tiranni fanno dei propri pareri leggi erga omnes) ma per dirti che non sono stato io a fare un quadro non proprio bello della situazione in cui versa oggi chi vuole fare impresa in agricoltura, ma sono gli agricoltori che incontro e che me ne parlano in modo tragico quando si vedono respingere dagli istituti finanziari una richiesta di affidamento per affrontare l’avvio della campagna. Io sono stato un semplice insegnante la cui competenza in agricoltura non va al di là di un semplice vaso di basilico; lungi da me quindi la pur minima saccenteria su argomenti che sconosco, ma tante volte dinanzi a zucche vuote con cui era mio dovere anche compromettere le corde vocali ho desiderato darmi alla coltivazione di zucche vere, frutto di schiena spaccata; ma non sarei stato suddito di uno stato che dà ad intendere come un eldorado lo stipendio fisso e poi i primi tagli, quando c’è crisi, li fa proprio sull’Istruzione bloccando stipendi e non rinnovando contratti. Non voglio contraddirti, ma tu sicuramente non hai il patema d’animo di vederti rifiutare un prestito perché per tua fortuna non hai il bisogno di richiederlo ed allora ci credo poco che ti spacchi la schiena nelle serre. Forse altri se la spaccano per te. Mi spiace solo non averti incontrato prima, tutte quelle volte che mi volevo dare all’agricoltura. Ti avrei ceduto volentieri il mio stipendio fisso. E la prossima volta firmati. Magari fra qualche anno mi racconterai dei tuoi migliorati affari col marchio di Montalbano. Io auguro a tutti di non essere incravattati da coloro cui ricorrono per avere ristoro per avviare e condurre in porto le loro campagne agricole .

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