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I ragazzi oggi sono preda della tecnologia: passano il tempo davanti a un computer o a un cellulare all’ultima moda, “macchine” che li imprigionano e da cui è difficile liberarsi. Che li isolano dagli altri, li escludono dal resto del mondo. E fanno venire meno il dialogo: anche per conquistare una ragazza o un ragazzo, o semplicemente fare conoscenza, si usa la chat di Facebook. Mancano i valori genuini di una volta. Anche i modi e i tempi per divertirsi sono cambiati. Prima bastava varcare la soglia di casa per incontrare gli amici e stare insieme: magari nelle ore diurne, dato che la notte era quasi un tabù. All’inizio del terzo millennio il termine “divertimento” ha assunto diverse forme: nel gergo moderno è diventato sinonimo di “dormire il giorno e fare baldoria di notte”. Questa attività insolita prende il nome di movida. Il termine, di origine spagnola, è ormai di moda fra i giovani e indica il tipico stile di vita all’insegna del divertimento e della vita notturna più sfrenati. Nelle città il numero di bar, discoteche, disco-bar è aumentato a dismisura: se ne trovano in ogni angolo e forse, visto da un’altra prospettiva, questo modo bizzarro di scambiare la notte per il giorno, può apparire più rassicurante, anche per un genitore, che pensa il proprio figlio in un luogo al chiuso – come un bar o una discoteca – piuttosto che in giro… senza meta. Naturalmente ci sono diversi modi di intendere la movida: c’è chi riesce a divertirsi tranquillamente, chi esagera bevendo un cocktail dopo l’altro e ha difficoltà a tornare a casa sobrio. Ma, per altri, sfortunatamente, la serata rischia di trasformarsi in tragedia (risse, incidenti, violenze).

Sabato scorso abbiamo fatto un giro – curiosi – fra i locali di Santa Croce e abbiamo chiesto ai ragazzi come trascorrono il weekend. “Purtroppo Santa Croce non ci offre molti posti come discoteche o pub notturni, che potrebbero attirare gente di altri paesi. Quindi io e i miei amici cerchiamo di arrangiarci, trascorrendo passando il pre-serata al Sound o allo Shaker, mangiando e bevendo qualcosa al volo, prima di trasferirci a Ragusa a Comiso o addirittura a Pozzallo e Modica, dove ci sono le discoteche e possiamo incontrarci con altri ragazzi” dice G.M. Una ragazza che non frequenta quasi mai Santa Croce, invece, spiegava come si sentisse “a disagio perché ho portato delle amiche di fuori a passare qui la serata e adesso si stanno annoiando, quindi penso di andare alla Divina Commedia o al Giro Di Vite a Ragusa”. G.I., invece, è decisamente più campanilista: “Io e i miei amici passiamo sempre le serate qui a Santa Croce, ci divertiamo anche con quello che ci offre questo paese”. Chiacchierando con i ragazzi, vengono fuori argomenti come droga e sesso. I giovani dai 12 anni ai 19 anni non sanno dove andare e cosa fare, quindi si intrufolano in situazioni spiacevoli come droga, alcol e rapporti senza protezione. Molti lo fanno per farsi accettare dal gruppo, mostrandosi grandi e “fighetti”, non rendendosi conto di mettere a rischio vita e salute. È triste notare come le informazioni dei ragazzi sul sesso arrivino soltanto da internet o da una chiacchierata con gli amici, ma alla fine sanno poco o nulla sul rispetto del proprio corpo e dalla capacità di amministrare i propri sentimenti. Le ragazzine non riescono a rinunciare all’ebbrezza del rapporto sessuale, anche se non provano una particolare attrazione fisica (magari perché “lo fanno tutte” quindi per loro è una cosa normale). I ragazzi, invece, che si sentono particolarmente esperti sull’argomento, sono inconsapevoli sulle patologie che si possono trasmettere sessualmente. I ragazzi di oggi sono ansiosi di crescere e ritrovarsi adulti, imbottendosi di sostanze che in realtà possono solo danneggiarli e aggravare quel senso di disagio, quella insoddisfazione, quel “male di vivere”. È esattamente un male di vivere quello che avvolge dai dodici-tredici anni fino ai venti e oltre. Purtroppo in pochi hanno valori, scopi e punti di riferimento. Lo sentiamo ogni giorno dai notiziari…

Simona Di Marco

Un Commento

  1. #sonosoltantounbuoncittadino

    22 novembre 2013 a 19:39

    Complimenti Simona D. M., davvero un ottimo articolo in stile “Lucignolo” .

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