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La settimana appena trascorsa si è conclusa, sotto il profilo politico, con l’approvazione dei bilanci comunali. La scadenza effettiva era il 30 novembre e i comuni iblei, tra i quali il nostro, hanno esitato lo strumento finanziario al foto -finish, cioè due o tre giorni prima del termine finale. E si è verificato uno strano fenomeno: tutti i comuni, a prescindere del colore politico delle rispettive giunte, hanno “approvato” un bilancio di previsione in cui non era possibile prevedere nulla, al massimo si poteva prevedere quello che le rispettive maggioranze volevano che fosse previsto! Questa logica ha accomunato giunte di sinistra, come la nostra, giunte grilline, giunte più o meno moderate e, quindi, i rispettivi consigli comunali convocati all’uopo sono stati ridotti a meri esecutori di volontà altrui, spesso nemmeno politiche, quanto burocratiche.

“Cosa mi aspetto del domani?” cantava Cesare Cremonini… chiedetelo ai dirigenti di settore, perché i politici non vi sapranno rispondere. Loro hanno già raggiunto il proprio obiettivo: sedersi al comando di una nave impazzita e fare l’inchino! Il nocchiero Crocetta grida agli italiani che in Sicilia non sono i politici a costare tanto, bensì i burocrati. E, quale novello Orlando Furioso, ingaggia una singolar tenzone con i pupi della formazione, dove a decidere le sorti saranno, ancora una volta, i giudici della procura palermitana! Ennesimo esempio della politica che, dopo aver creato i propri mostri, a cui tutti, e dico tutti, hanno offerto vittime sacrificali, terrorizzata e incapace di abbatterli corre dal giudice integerrimo, come i bambini che, dopo aver combinato una marachella, si nascondono sotto la gonnella della mamma, ancor meglio della nonna, per evitare castighi e ricevere sicuro rifugio. Può un politico navigato delegare ad un altro potere (quello giudiziario), il compito delicato e rischioso di bonificare lo stesso terreno su cui si è pasciuto? Può un un neofita della politica delegare a burocrati, dirigenti, tecnocrati il futuro di un comune, di una regione, di uno stato, di un popolo? Per l’attuale classe politica, di tutti gli ordini e gradi, la risposta è solo e sempre sì!

In particolare lo è per la classe dirigente più snob e lontana dal proletariato che la storia della sinistra italiana abbia mai conosciuto: la dirigenza PD! A livello nazionale gli sfidanti per la guida del partito scelgono una pay tv per il loro primo duello mediatico, impedendo quindi ai meno abbienti, comunque possesso di televisione, e coartati al pagamento di un canone, di assistere ad un evento comunque storico! A livello regionale, i dirigenti PD ringhiano contro il loro Governatore, reo di avere la doppia tessera del PD e del movimento Il Megafono, ma lo lasciano sul trono, di modo che le loro poltrone restino salve! A livello locale il sindaco, che ha preso i voti dei santacrocesi come esponente di una lista civica, corre all’inaugurazione della nuova sede del PD, confortata dalla pingue presenza dell’onorevole e del senatore di turno! Saranno loro a pagare le bollette ai santacrocesi senza lavoro? Saranno loro a liberare le nostre strade e le campagne dai razziatori di turno? Saranno loro a dare ai nostri figli una istruzione adeguata ed un lavoro consono ai sacrifici fatti dopo anni di studio? Nel gioco delle tre carte chi vince è sempre il più furbo e chi perde è quello che ci casca…

Cassandra

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