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Le spiagge del ragusano sono ormai note al grande pubblico, ma i mutamenti in atto dovuti all’erosione modificano la loro morfologia tipica e quella del territorio circostante. I fenomeni erosivi e soprattutto gli interventi posti in essere dagli Enti per arginare la progressiva scomparsa del nostro litorale, punto di forza del turismo ibleo, sono sotto la lente d’ingrandimento di Legambiente Ragusa che lancia un allarme. La sezione ragusana dell’associazione ambientale avverte proprio gli Enti (Comuni e Provincia) che, nella progettazione di interventi volti alla salvaguardia del litorale quali ripascimenti, strutture rigide come pennelli e barriere, sarebbero inutili se non dannosi perché impostati su da un errore metodologico nello studio sul reale stato dei fatti. Legambiente ha notato delle inesattezze nel P.A.I. che i suddetti Enti recepiscono dalla Regione Siciliana. Si tratta del Piano per l’Assetto Idrogeologico che fornisce a Comuni ed Enti riceventi gli strumenti conoscitivi, normativi e prescrittivi, destinati alle attività connesse alla tutela del territorio e infine la funzione programmatica. L’errore metodologico rilevato da Legambiente sta nel fatto che il P.A.I. considera nella valutazione dei fenomeni erosivi nella nostra costa un intervallo di valutazione limitato a pochi anni, e quindi inadeguato per evidenziare fenomeni che invece richiedono dati che si riferiscono a vari decenni, per essere realistici. “Quest’Associazione esprime profonda preoccupazione e ed evidenzia il proprio disaccordo con ulteriori interventi volti ad alterare la morfologia e la fisionomia della costa” è il cuore della lettera di Legambiente, che si richiama anche a “specifiche norme di tutela del Piano paesistico”. Alla luce di tutto ciò Legambiente chiede:

a) una moratoria su tutti i progetti in atto, basati sulla scorta del P.A.I. coste (e non)

b) l’apertura a brevissimo di un vero spazio di confronto pubblico su scala provinciale sul problema delle coste e degli interventi, che veda la questione il più possibile a 360 gradi, compresi gli aspetti naturalistici (quali la protezione e il recupero dei sistemi dunali) o urbanistici e non puramente gli aspetti legati a progetti e opere a mare.

“Le spiagge iblee – conclude Legambiente – hanno rappresentato e, nonostante la riduzione degli elementi di naturalità di gran parte di esse, rappresentano ancora, oltre che un elemento di vivibilità della nostra area, uno dei veri punti forti che hanno favorito e favoriranno, se ben gestite, l’incremento turistico nelle nostre zone”.

Fonte: Ragusa Oggi

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