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Un libro di racconti che sa di antico, ma non troppo, che narra di momenti della realtà locale che abbracciano circa 50 anni e appaiono semplici e gustosi nella loro purezza. Così Giuseppe Tumino ha presentato il suo libro, dal titolo “Racconti”, presso la Biblioteca comunale di Santa Croce Camerina. Relatore è stato il professor Giovanni Firrito, che ne ha illustrato i tratti salienti e le sfumature leggiadre di una vita ‘segnata’ dalla fatica e dall’impegno. Presente anche il sindaco Franca Iurato, che ha ripercorso insieme all’autore alcuni episodi della sua infanzia. “Anch’io mi sono riconosciuta in questi racconti che parlano della vita dei massari, attraverso i miei nonni – ha ribadito il sindaco Iurato -. Gesti e riti patriarcali arcaici che si ripetevano nel tempo. Fissare tutto questo nella memoria è importante perché scompare”. Giuseppe Tumino, che ha svolto l’attività di impiegato postale anche a Santa Croce per alcuni anni, ha raccontato le ragioni per cui questi dodici racconti sono nati: “L’idea è nata dal poter lasciare qualcosa di scritto del nostro passato, perché quando si lascia qualcosa di scritto il passato rimane mentre, al contrario il passato si perde e non rimane nulla alle generazioni future. Questo libro parla della vita del massaro durante gli anni ’50-’60 , come si faceva la ricotta, il formaggio, nella zona di Contrada Muraglia, qui a Santa Croce. E’ una specie di autobiografia perché fino ai 14 anni sono cresciuto in campagna nell’azienda di famiglia. Avevo dimestichezza con i pulcini, i coniglietti, quelli erano i nostri giocattoli. C’è anche l’esperienza di Maria, l’ultima spigolatrice di Modica”. Non mancano la storia di un giovane carabiniere, le vacanze a mare delle famiglie di massari e tanti altri piccoli flash di quotidianità. “Questo libro ha il significato di ricostruire il passato, di farcelo conoscere – ha dichiarato il prof. Firrito nella sua esposizione -, il suo modo di vivere, di lavorare, di rapportarsi. E’ importante per noi conoscere il passato sia perché lì sono le nostre radici, sia perché nel passato si è costruito l’edificio che siamo tutti noi, la nostra storia. Questo edificio presente non ci sarebbe senza quello che altri ci hanno insegnato, anche se noi lo dobbiamo sviluppare. Tornare al passato non vuol dire “come era bello una volta”, ma capire le relazioni di una volta che erano più umane. Riprendere quei valori per attuarli nei contesti odierni. Era più forte la dimensione della famiglia. C’erano le distinzioni sociali ma non c’era l’indifferenza di oggi. I rapporti erano migliori e si basavano sul valore della persona. Ricostruire il passato è importante per trarre insegnamento. Dobbiamo riprendere il passato per vivere meglio il presente”. E nei vecchi rituali dell’uomo legato alla terra ed alla natura, si scopre la semplicità di un mondo che oramai non esiste, ma che riesce a darci una profonda lezione di vita e Tumino ce lo ha ricordato.

Antonella Galuppi

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