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U Santacruciaru medio, per statura e cultura, non fa gossip come nel resto d’ITALIA, non insinua, non trama, ma “parra pi sintutu riri”, di solito non fa vita sociale (è impegnatu a sa casa e nescia picca, giustu u tiempu pi fari dannu), non frequenta questa piuttosto che quella associazione politica, culturale, o gruppo di volontariato (si  limita, nto periudu re festi, a recarsi a casa della zia Carmillina, Cuncittina e ro ziu Peppe e ogni tantu, pi dovere, a missa a matina e a seguire menza passiata a ciazza per un aggiornamento in tempo reale delle principali notizie di cronaca), non sa usare correttamente il pc, ma ha un paio di account fasulli su facebook, che usa come finestra sul mondo mentre naviga sotto mentite spoglie, ma in compenso è debitamente aggiornato su tutto quello che non sa e non vede e crede di conoscere perfettamente in altro modo. Alla fatidica  domanda “Macu tu cuntau?” di solito risponde “Mu rissunu, sugnu sicuru ca u fattu è accussì!”. I fatti che si vanta di conoscere nel dettaglio di solito variano nel genere e nella natura: matrimoni prossimi o passati dei parenti (entro il quinto grado), degli amici o amici dei presunti tali (eventuali presunte separazioni in corso o lieti eventi più o meno annunciati nei tempi stabiliti dalla legge ‘ra so casa’) ,motivi ‘profondi’ sulla scelta dello stile, taglio e colore dei capelli dei dirimpettai, usi e ‘costumi’, comprese le variazioni di peso, dei vicini di casa oltre il periodo della befana, credo religioso e politico dei compaesani e molto altro… Dati gli strepitosi effetti della diceria e del pettegolezzo sulla credulità popolare, non è escluso che molte persone o gruppi sociali interessati, possano mettere in giro delle dicerie ‘ad arte’, per raggiungere obiettivi concreti, come il discredito di un avversario o la crescita di consenso rispetto ad una determinata idea o tendenza, MA U SANTACRUCIARU IN QUESTIONE QUESTA FACCENDA non la valuta, la ESCLUDE A PRIORI. Attenzione però a non farsi intrappolare nella rete delle ‘dicerie organizzate’ di cui ormai sembriamo avere ottenuto tutti i diritti riservati oltre quelli che la fantasia di ognuno di noi potrebbe immaginare. La diceria è una ‘voce che corre’ (sarete tutti d’accordo che nel nostro paese corre a velocità sostenuta nonostante i limiti e i controlli di qualità che qualcuno, dotato di buon senso, vorrebbe imporre e presto avrà anche, senza bisogno di nominare nessuno ‘spertu’ o bandire un concorso di idee, un marchio registrato e tutti i diritti riservati, “MONTALBANO HA DETTO E NON SI DISCUTE!”) che si diffonde all’interno della società un po’ come un virus, di cui tutti siamo portatori sani, o come un telefono senza fili, in cui tutti noi siamo soggetti emittenti e riceventi.

Giusy Zisa

Un Commento

  1. Gianni

    9 gennaio 2014 a 12:00

    Leggendo questo articolo sono rimasto perplesso. Credo che tutto il mondo è paese, come diceva un vecchio detto, e penso che “u santa cruciaru medio” non è come descritto. Ci sarà una minoranza, ma non condivido che questo possa essere argomento per scrivere un articolo in una testata giornalistica.

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