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Nell’ordinamento italiano è detto assessore il componente dell’organo esecutivo di un ente territoriale locale, in particolare della giunta comunale, diverso dal sindaco. Nella pratica gli assessori sono scelti tra gli esponenti delle forze politiche appartenenti alla coalizione  politica che sostiene il sindaco. Evidente, quindi, appare questa della scelta dell’assessore legata al fare politica, ma risale ad Aristotele la prima definizione di “politica”. Con questo termine, il filosofo greco indicava l’amministrazione delle “polis” alla quale tutti i cittadini partecipavano per il bene dell’intera comunità. Dai tempi in cui visse questo scienziato e filosofo, sono passati tanti secoli, ma il concetto di politica è così cambiato nel tempo da non poter più essere definito oggi così come saggiamente fu interpretato all’origine. La politica, ossia l’arte di governare, è sempre più diventata la meta ambita da uomini e donne, come nel nostro caso, che hanno a cuore (più o meno all’altezza del torace o alla gola) il buon governo della società, che grazie alle loro conoscenze, alla loro cultura, può progredire e consolidare un diffuso benessere tra i cittadini. La novità non sembrerebbe unica nel suo genere,  ma nel servizio sociale le conoscenze tendono a essere eclettiche, cioè attingono da una serie di modelli e teorie di diverse discipline accademiche e professionali. Con questa scelta appare evidente come il Comune, ad esempio, diventi in effetti vero protagonista ufficiale in forma singola o associata dell’erogazione dei servizi sociali e costituisce senza dubbio la prima porta di accesso alla rete del sistema dei servizi socio-sanitari: volontariato e servizio civile (oggi tali pratiche appaiono inutili al paesello dove tutto questo si confonde con molto altro), area anziani, area disabili, area minori e giovani (sempre in fase di caricamento, ma abbiate fede “stanno lavorando per noi!”), area stranieri (carta dolente, ma sempre in auge), area marginalità… Quello dell’assessore ai servizi sociali appare un ruolo di responsabilità, in un settore, quello del sociale, che è certamente appassionante e, tuttavia oggi risente in modo particolare dell’attuale situazione di disagio economico. Non dovrà sicuramente piacere a tutti, ma sicuramente ai molti non è necessario che sia ricordata come Mike Bongiorno piuttosto che come Sandra Mondaini, piuttosto il tempo necessario alla nomina dell’assessore in questione si sta trasformando in un’attesa prolungata e fuori dai toni di qualsiasi logica di partito politico, tra satira, pronostici e previsioni video in tempo reale. Manca solo che intervenga Aladino e la sua lampada magica, con una formula antica ma sempre attuale. Anche se in molti non si sbilanciano, non scelgono, non giudicano pur di non fare mosse inutili, non vorrebbero essere travolti dall’onda del toto assessore e trasformarsi in qualsiasi altra entità non identificabile e fuori quindi dalla logica di qualsiasi scelta politica.

Giusy Zisa

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