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Ancora una volte si muore di arresto cardiaco. Stavolta è toccato a Peppino Arcidiacono. La provincia di Ragusa ha un’alta percentuale di infartuati e Santa Croce Camerina è il paese che in provincia ha la più alta incidenza di morti. Santa Croce dovrebbe essere capofila nei protocolli medici che riguardano questa patologia, invece è rimasta fuori dalla rete cardiaca. Aderire a questa rete vuol dire “saltare” alcuni passaggi. Vuol dire, già durante il trasporto in ambulanza, prestare le prime cure e arrivare direttamente, senza passare dal pronto soccorso, al reparto di emodinamica. Eppure nessuno ha sentito il bisogno di aderire al progetto. Chi doveva farlo? Chi ha presenziato alle riunioni? Di chi è la colpa o la leggerezza di avere lasciato fuori proprio il paese dove si muore di più? Chi ha deciso di donare un defibrillatore a un istituto scolastico dove nessuno è in condizione di saperlo usare e lo ha lasciato “impacchettato”? Qualche giorno fa un ragazzo dell’istituto Fabio Besta della città del sole è stato trasportato in ospedale. La diagnosi è stata un calo glicemico, ma se fosse stato un arresto chi avrebbe usato lo strumento che poteva salvargli la vita? Pensiamo sempre che le disgrazie succedano agli altri, salvo scoprire che è la volta che è toccato a noi. Nessun allarmismo ma smuovere le coscienze!!!

Antigone

4 Commenti

  1. gio

    14 febbraio 2014 a 12:55

    chi ha scritto l’articolo ha dimenticato di aggiungere che per arrivare dalla postazione del 118 al besta si deve fare il conto con auto parcheggiate e file improponibili specie in orari di entrata e uscita dalle scuole che se a qualcuno salta il ghiribizzo di parcheggiare davanti al cancello della postazione e impedirne l’uscita i vigili non possono nemmeno fare la multa, figuriamoci farla spostare. il terreno è PRIVATO e nessuno che abbia pensato ad acquistarlo questo da anni. la sanità a santa croce è affidata alle mani dei santi. Evidentemente i nostri amministratori stanno tutti bene. beati loro!!!

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  2. Pina Cocuzza

    14 febbraio 2014 a 18:35

  3. Pino

    15 febbraio 2014 a 14:11

    E chi ni ni futtiemu…ci aviemu u marchiu collettivu…

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  4. rosalia

    19 febbraio 2014 a 22:39

    Se si vuole alzare il polverone nei riguardi della sanità, che almeno si faccia scrivendo un articolo da professionisti del giornalismo, cioè appurando la veridicità dei fatti. Peppino Arcidiacono è vero che non è più fra noi per un arresto cardiaco, ma è anche vero che la sua vicenda si è consumata in così pochi minuti, da non esserci stato il tempo di chiamare l’assistenza medica. La famiglia non lamenta nulla nei confronti della sanità e a mio parere non è giusto che si faccia pensare agli altri il contrario.

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