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Cassandra si è accorta che è già trascorso più di un anno dal primo editoriale che ha il privilegio di regalare a questo giornale on line e dall’immensa soddisfazione di percepirlo come letto, condiviso o meno, comunque seguito… E ,quindi, i ringraziamenti sono d’obbligo, ma provengono dal cuore della vostra veggente preferita! Cassandra si è anche accorta che il titolo del primo editoriale era mutuato da una canzone di Lucio Dalla, mentre quello di uno successivo, molto cliccato, traeva ispirazione dal titolo della canzone vincitrice della sezione Sanremo giovani 2013. E quindi? Quindi l’idea della settimana: un ipotetico dialogo sanremese tra i nostri politici (sigh!), improvvisamente trasformati in cantanti impegnati nella singolar tenzone. Eccolo….

Dice Renzi a Letta: “Inutile come i sassi i nostri rancori, dopo tutti questi anni che ho passato con te” (G. Ferreri: “L’amore possiede il bene”).Risponde Letta a Renzi: “Ho vissuto in bilico, ma mi è servito.E’ così. Ma non è stato facile stare in piedi ,stare qui” (Noemi: “Bagnati dal sole”). Ribatte Renzi rivolto alla Bonino: “Ti guardo mentre vai… un addio vuol dire non voltarsi mai…” (G. Palma: “Un bacio crudele”). Lo fissa con i suoi occhi di ghiaccio la Bonino: “Io non credo nei miracoli. Meglio che ti liberi, meglio che ti guardi dentro. Questa vita lascia i lividi, questa mette i brividi, certe volte è più un combattimento” (Arisa: “Contovento”).

E per scongiurare un’altra crisi, dopo tutto ‘sto ambaradan, Renzi decide di incontrare il Cavaliere Berlusconi e lo invita: “Ti porto a cena con me, il tuo passato non è invitato. Lascia a casa le pene, se me lo sono un po’ meritato. Ti porto a cena perché vorrei tu mi togliessi il fiato. Riaverlo indietro da te, come fosse il mio compleanno, il mio regalo” (G. Ferreri: “Ti porto a cena con me”). Accetta immediatamente il Cav., senza celare il proprio entusiasmo: “Non siamo dei, non siamo macchine. Ma tu parli una lingua che non so capire ed è difficile anche dire sì” (R. Senigallia: “Una rigenerazione”). Osserva la scena Alfano e non riesce a frenare il proprio entusiasmo e grida: “Liberi o no dalle prediche. Siamo liberi o no dalle polemiche, liberi o no dall’abitudine, liberi o no dal convenzionale. Liberi o no dal controllabile, liberi o no dal prevedibile” (R. Gualazzi: “Liberi o no”).

E il pubblico pagante? Cioè noi poveri, sfruttati e ignorati italiani? E l’Italia? E’ quella vista dal bar: “Un’istantanea di noi quasi impossibile. Non c’e’ governo che tenga una possibilità che qualcosa può cambiare”. “E questi siamo noi, poeti, santi, avventurieri e mediamente eroi. Qualcuno ce l’ha fatta ed è volato via… quanta nostalgia!” (R.Rubino: “Per sempre e poi basta”). Naturalmente queste sono solo canzonette… E amen per la democrazia che per il Pd vuol dire: “Alzati tu che mi siedo io!”.

Ps: Cassandra ritiene che questi dialoghi valgano anche per i nostri attuali politici (?!) palermitani e locali. Ai gentili cibernauti l’adattamento.

Cassandra

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