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Discipline come l’attività motoria e sportiva possono essere degli strumenti ideali per il recupero delle tossicodipendenze e per combattere questo fenomeno malavitoso che colpisce così dolorosamente molti giovani. Il consumo di droghe distrugge la salute e la vita e, quindi, i beni materiali più preziosi dell’essere umano. La droga è sinonimo di morte, un comportamento deviante difficile da combattere, un qualcosa di anomalo che non si può capire ma che però va combattuto con etica e dignità perché è un obbligo morale di ogni cittadino per la crescita e la formazione di una società migliore, pacifica ed equilibrata. Un’educazione preventiva è l’unico modo per combattere queste trasgressioni e proprio per questo l’attività motoria dovrebbe essere riconosciuta, fin dalla tenerissima età, nelle classi con bambini d’età compresa tra i 3 e i 6 anni come materia curriculare a tutti gli effetti. I bambini, fin da piccoli, sono molto intelligenti e l’attività motoria con l’educazione ai valori proposta a forma di gioco, con attrezzi motori a misura di bambino – e questo tengo a sottolinearlo – potrebbe aiutare a comprendere il fenomeno così complesso, pericoloso e fuorviante. Bisogna costruire una circolarità comunicativa per arrivare al processo di co-evoluzione che, dalla devianza, porta al controllo sociale; attraverso funzioni di controllo, di legittimazione e di consenso. L’azione umana intesa come costrutto comunicativo in una prospettiva sistemica, educativa, etica e morale: il sapere, il saper fare ed il saper essere empaticamente attraverso l’educazione motoria. La devianza richiama l’attenzione dei sistemi cui è riferita, soprattutto l’attenzione dei sistemi di controllo sociale. Sviluppare la comunicazione umana in tutte le sue forme: tutto il comportamento è comunicazione e la comunicazione influenza il comportamento attraverso il gioco e lo sport, due discipline che vanno a braccetto e che hanno in comune l’idea del divertimento, della libera attività e dello svago creativo. Bisogna dare risposte esaustive al disagio incombente per il recupero attivo dei tossicodipendenti, dei minori che hanno imboccato brutte strade e per tutta la collettività per mezzo di team vario, con strategie di cambiamento mirate in un’ottica sistemico relazionale, attraverso dinamiche positive. La figura dell’educatore motorio potrebbe fornire strumenti adeguati per la lotta alla droga, per il recupero delle tossicodipendenze attraverso l’azione umana, intesa come costrutto comunicativo per una vita sana ed equilibrata. Reti sociali e strategie d’intervento possono portare a sconfiggere le ombre che si sovrappongono sempre più alla luce, nostra sorgente di vita. Usciamo dalla crisi etico morale e imbocchiamo la strada giusta.

                                                                                                                                Lucy Licitra

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