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L’opera di padre Flavio Manganuco per l’oratorio di Santa Croce: l’ascolto dei ragazzi è doveroso

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A Santa Croce Camerina l’oratorio è Padre Flavio Maganuco, che si occupa del gruppo sperimentale preadolescenza-adolescenza. Un progetto ambizioso che dalla Lombardia, dove è riconosciuta la funzione educativa degli oratori, attraversa l’Italia e giunge a noi per porci un interrogativo: quale vita cristiana è possibile offrire ai preadolescenti oggi, considerando ricchezze e potenzialità, limiti e fragilità di questa età? L’oratorio diventa quindi un ambiente uno spazio vitale, che è molto più della sommatoria delle attività che vi si svolgono o della planimetria complessiva delle superfici a disposizione. Mercoledi sera nei locali di viale della Repubblica, padre Flavio ha incontrato alcune delle famiglie dei giovani che frequentano l’oratorio per un momento di confronto e riflessione. Il gruppo è aperto ai ragazzi dai 12 ai 14 anni senza distinzione alcuna di razza, sesso o credo religioso, ma vi prende parte anche chi supera questi limiti di età e trova in esso accoglienza e momenti di  svago e di crescita. La parrocchia del paese, in questi ultimi cinque mesi, ha offerto gli spazi dove insieme sono presenti animatori, a vario titolo e in diversa misura, e giovani ragazze e ragazzi che hanno scelto e deciso cosa fare (il lavoro in equipe ha sicuramente garantito una forte coerenza tra le varie proposte, una maggiore continuità di azioni, eliminando il rischio dell’individualismo, e ha favorito coinvolgimento e responsabilizzazione di tutti). I nostri ragazzi hanno evidenziato interesse spiccato per temi quali l’amicizia, alla quale hanno assegnato un primo posto, l’innamoramento, la sessualità, lo studio e la scuola. Essere accanto al loro percorso di crescita e, proprio a partire da questo avviarlo consapevolmente, è un compito permanente che chiede di essere costantemente rinnovato in rapporto alle diverse situazioni storiche e sociali in cui gli uomini vivono. “Dalla buona o cattiva educazione della gioventù dipende un buon o triste avvenire della società” recitava Don Bosco, ma trattare con i figli adolescenti è sempre più arduo e i limiti del buono e del cattivo o triste rischiano di scontrarsi con la pratica del mestiere più difficile del mondo. I ragazzi appaiono quasi un oggetto misterioso, difficili da capire, da controllare, da coinvolgere, abitanti di un mondo distante, quasi un altro mondo, lamentano a gran voce che anche gli insegnanti a scuola non riescono ad ascoltarli e hanno bisogno di sentirsi apprezzati aldilà dei risultati ottenuti nella pratica scolastica. Più proposte educative coordinate tra scuola, extrascuola e varie agenzie del nostro territorio potrebbero ad esempio giocare un ruolo significativo nella preadolescenza, ma questo implica da subito l’apertura di un canale preferenziale: favorire nel più breve tempo possibile uno scambio, una conoscenza, una fattiva collaborazione; a tal fine potrebbero essere avviati e organizzati incontri informali, mettere in comune le risorse per guardare ai preadolescenti come persone in crescita, per accoglierne con attenzione educativa le domande e le provocazioni, come sta facendo Padre Flavio con ognuno di loro, cercando di mantenere le promesse che via via fa e assumendosi la responsabilità di accoglierli; comprendere le incertezze e le inquietudini per far percepire loro un interesse verso il loro bene e la loro realizzazione. Tante le iniziative che Padre Flavio porta avanti: fra queste rientra anche un profilo su Facebook per utilizzare al meglio tutti i canali di comunicazione dei ragazzi, e intende ancora realizzare un campo estivo. Grande la stima e l’affetto di chi tra i presenti ha apprezzato il suo modo schietto, ma gentile e  attento di comunicare con tutti su un tema così complesso.

Giusy Zisa

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