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Tutti ormai in Italia hanno un profilo “Facebook”. E’ il social network più diffuso sugli smartphone e computer degli italiani, che ormai ovunque vediamo picchiettare sulle tastiere dei telefonini. Quasi a volerne dare una giustificazione per un’ipotetica, e talvolta reale, riprovazione, si dice di accedere a tale “social network” o ad altri simili, solo per ritrovare gli amici di scuola, quelli di cui si sono perse le tracce, per instaurare o mantenere contatti con persone vicine e lontane. Ciò è senza dubbio vero, ma vi è dell’altro. In piena osservanza della statistica sul caso, a fronte di maggior numero di contatti aumenta pure la possibilità di trovare persone interessanti ed interessate ad incontrarsi. In passato, lo strumento adottato era la discoteca, la balera e simili luoghi di aggregazione, giovanile e non. Ancor prima, le vetrine per immettersi sul “mercato” e per osservare la “merce” erano i lungomari e le vie cittadine principali, il cui asfalto veniva eroso dallo struscio del passeggio ad oltranza. Ma il dispendio di energia, i tempi, la limitatezza dell’offerta, il modesto ambito di sua diffusione erano svantaggi che ben presto sono stati avvertiti allorchè lo strumento informatico si è largamente diffuso, finendo per divenire, questo, la primaria piazza di incontro sociale. A riprova di ciò, e dunque di come nell’ambito dei rapporti umani di rilievo sessuale internet sia divenuto il veicolo più usato come mediatore sociale, etico e non, basti pensare a quanta parte dell’offerta di prostituzione ormai sia formulata proprio a mezzo della rete web.

Al di là di questo che è solo un esempio di aspetti esasperati, allo strumento informatico deve comunque indiscutibilmente attribuirsi il valore di far aumentare le occasioni di conoscenza e comunicazione fra le persone. Fino a pochi anni fa si era ritrosi nell’ammettere che la conoscenza sentimentale era iniziata in e tramite una chat. Ciò era considerato patetico, quasi disonesto, espressione di disperazione, di grave disagio nel relazionarsi in canali e con schemi tradizionali e perciò ritenuti gli unici “sani”, validi, apprezzabili, idonei a eludere il rischio di fare “cattivi incontri”. Diffuso era il retropensiero evocativo di qualche sparuto ma molto pubblicizzato caso di criminalità proprio veicolata dalla conoscenza instaurata in chat, che, per tanto, era ritenuto luogo d’incontri a rischio, potenzialmente pericolosi. Poi Internet è diventato parte della nostra vita quotidiana, le chat sono diventate social network, e il pregiudizio contro questi mezzi di comunicazione è scomparso o si è molto ridotto. Oggi è normale incontrare persone e dialogare con loro pur essendone distante; se ne colgono gli interessi e gradimenti, se ne condividono aspetti di quotidianità (foto, musica, video) espandendo la propria ed altrui conoscenza, soddisfacendo il desiderio di sapere, apprendere, svagarsi, ma pure di intrattenersi e quindi di instaurare legami amicali che possono svilupparsi in sentimenti, senza che ciò ne sia il fine primario od essenziale. Così lo strumento di socializzazione assume il connotato di ruffiano, di mediatore d’incontro fra internauti, il quale sulle prime si limita a qualche scambio di parole, magari di meri commenti su foto o video, per poi divenire un dialogo quasi quotidiano. A monte di ciò sta una piacevole immagine della persona.

Il lavorio continuo di fornire di sé un’icona accattivante impone estenuanti sedute davanti allo specchio per autoscatti spesso orripilanti (selfie) con pose più o meno accattivanti od attraenti (dipende dalla personalità). Si scomodano amici e parenti per realizzare la “foto del profilo”, il biglietto di presentazione che fluidificherà i contatti. Così la ragazzina si proporrà con labbra a cuore e abbigliamento sexy, per promuoversi come macchina del sesso. Il ragazzo si proporrà con la massacrante posa da macho de “noiantri”, rigorosamente con occhialone da sole per celare sguardi inespressivi, magari ostentando la moto o l’utilitaria personalizzata come fosse una fuoriserie acchiappa-femmine. Il foto-stupratore (sì così dovrebbero essere definiti gli appassionati di fotografia) si propongono in plastiche pose con il loro giocattolo preferito, magari munito di un lungo obiettivo, forse inconscio eppur emblematico segno di prestanza sessuale. La tenerona si propone con nebbiose immagini del proprio viso, debitamente incorniciato da fiori, su sfondo di tramonti. La maniaca della privacy, la bruttina o la complessata rinunzieranno ad esporsi col proprio volto, mutuando altrove un’immagine che sia comunque tale da attirare quantomeno la curiosità. La casistica è enorme e sarebbe veramente arduo fornire un elenco delle modalità con le quali ci si propone sulla vetrina del social network.

Non c’è dubbio che la bella immagine della persona, magari con qualche accorgimento per attenuare o celare i presunti difetti, è il modo per calamitare l’attenzione. Da qui al primo approccio, alla “richiesta di amicizia”, all’accettazione di detta richiesta, il passo è breve. Una rapida scorsa all’immagine del richiedente, un’occhiata su quanto abbia pubblicato sul suo profilo, qualche deduzione, qualche aspettativa, qualche rapido conto, e subito la richiesta di amicizia viene accettata. I più cauti preferiscono prima scambiare qualche messaggio per capire con chi hanno a che fare. Un primo scambio di saluti, qualche informazione anagrafica e sugli interessi, poi – la tempistica è molto variabile – l’invito ad incontrarsi “magari per un caffè”. La storia si ripete: l’approccio col mezzo informatico non è molto diverso da quello tradizionale, ma ha certamente un vantaggio: il preliminare dialogo scritto crea una tensione, l’aspettativa dell’incontro reale. Quel che accade al momento di tale incontro è incredibilmente bizzarro: il bel ragazzone ha la vocina da Spongebob; la stramega sexy è una banale ragazzotta senza alcun fascino, il banale attempato signore con conclamata calvizie si rivela essere un amabile seduttore, la signora apparentemente scialba si svela essere una panterona scatenata sciupa-maschi. Ma si può pure trovare conferma alla propria impressione, e così conoscere una persona gradevole, con la quale trascorrere momenti simpatici e poi… se scatta qualcosa…

E a discapito delle aspettative di qualche anno fa, soprattutto da parte degli scettici, di coloro che non credevano nelle potenzialità sociali della tecnologia, studi, ricerche e sondaggi sempre più spesso confermano che le relazioni interpersonali in quest’era digitale sono cambiate, e anche tanto. Internet sarebbe dunque il principio ed è curioso pensare che mentre gli incontri online possono dar vita a storie anche durature, dall’altra possano far finire relazioni che invece erano iniziate in modo “tradizionale”, senza monitor e mouse, senza chat, senza social network. Sarà dunque più “vero” un incontro virtuale di uno reale? Probabilmente no, anche perché solitamente all’uno segue anche l’altro, ma c’è una considerazione da fare: parlare e “frequentarsi” senza guardarsi negli occhi a volte fa emergere verità e lati caratteriali che altrimenti verrebbero fuori dopo mesi; in un certo senso dunque, se l’intenzione della relazione online è in qualche modo seria, il risultato è che ci si conosce prima e più in profondità.

Sara Hassen

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