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“Quando cammino in questa valle di lacrime, quando mi sento di dire la verità, sono confuso… non son sicuro…” (Dannate nuvole, di Vasco Rossi). Questo potrebbe essere il pensiero dell’italiano medio al rientro dalle vacanze pasquali, in attesa di consumare l’ultimo atto di feste civili (1 maggio)! Vero è che in Renzi la sinistra italiana ha trovato il suo Berlusconi (come scrive Enrico Mentana sulla sua rubrica su Vanity Fair), ma è altrettanto vero che Berlusconi è ritornato in campo in vista delle elezioni europee e che, quindi, la misura alternativa della sua assegnazione ai servizi sociali, difficilmente impedirà allo stesso di porsi (sia pure indirettamente attraverso l’homo novus, Giovanni Toti) per l’ennesima volta come leader storico del centro-destra italiano ed europeo! E altrettanto vero è che la coppia pseudo antagonista Renzi-Berlusconi deve fare i conti con il terzo incomodo, Beppe Grillo. Mentre vive di luce riflessa il vecchio (vestito di nuovo!) Centro-Destra di Angelino Alfano & C., magari forte in alcuna porzioni di territorio nazionale (in primis quello siciliano e ragusano), ma sicuramente debole o semplicemente autoreferenziale nella maggior parte del territorio nazionale. E come interpretare la frenesia dell’attuale capo di governo di cercare di produrre cambiamenti strutturali se non come la consapevolezza di giocare la sua personale partita del cuore, ma non su un campo di calcio bensì al tavolo da poker? Soffermiamoci un attimo su due modifiche sostanziali sponsorizzate dal governo renziano: il progetto di riforma del Senato ed il c.d. Jobs Act. Entrambi sono il frutto di un complicato quanto traballante equilibrio politico: in primis l’accordo Pd-Fi, che ha consentito a Renzi di silurare Letta, in secundis il patto di non belligeranza Pd-Ncd, che ha consentito ad Alfano di restare in sella piuttosto che essere disarcionato, dopo aver abbandonato la propria casa-madre. Ebbene cosa produrranno per gli italiani questi interventi? Maggiori costi, con nomi diversi, maggiore accentramento di potere in mano a pochi non eletti, maggiore precarietà per i lavoratori dipendenti più giovani, maggior rischio di produrre esodati, troppo anziani per accedere ai contratti-tipo e troppo giovani per essere pensionati! Almeno queste sono le conclusioni a cui arrivano analisti quotati e stampa qualificata (v. Italia Oggi, il Sole24ore, L’Espresso). E che dire delle famose 80 euro di aumento per i dipendenti a basso reddito? Un tozzo di pane a chi ha bisogno di una cura ricostituente!

Se poi si da un’occhiata in casa Crocetta a Palermo, il Blasco non canta… piange! Rimpasto di giunta che non ricuce le fratture in seno al Pd, anzi le acuisce; criminalizzazione dei corsi e delle relative scuole di formazione, blocco dei trasferimenti dei fondi regionali ai comuni, attingimento ai fondi europei parziale e spesso tardivo!!! Iniziative di facciata come quella targata cantieri-lavoro.

Qualche guizzo di vitalità nella nostra ridente cittadina, infine, lo avremo alla presentazione ufficiale del marchio collettivo “Primizie di Montalbano” il cui buon esito lo potremo verificare solo con il tempo (quanto?). Ma la cui genesi è stata travagliata e, comunque, non totalmente condivisibile. L’augurio è, naturalmente, che i soldi dei contribuenti vadano a buon fine e che in futuro l’attenzione dell’attuale amministrazione si sposti anche su altre realtà produttive locali (leggasi edili, commercianti, artigiani, imprenditori turistici!). Infatti torna difficile, (se non impossibile) credere che un solo settore, quello agricolo, per merito di un semplice marchio comunale di qualità possa fare da volano al resto dell’economia locale, già prostrata da anni di accanimento fiscale. Liberarsi dalle “dannate nuvole” che da troppo tempo minacciano il Paese, giusto tra la festa della Liberazione e quella dei Lavoratori, sarebbe veramente un regalo che sicuramente anche Vasco Rossi apprezzerebbe a tal punto da cambiare il titolo della sua ultima, magica creazione!

Cassandra

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