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La scuola come comunità educante attraverso le strategie motorie? “Chiunque sia animato dal giusto spirito può cancellare dalla parola ‘impossibile’ le prime due lettere” (B. Powel). Il bambino, in quanto tale, ha bisogno di una base sicura per poter crescere in maniera equilibrata e armonica. Il gioco è un dispositivo iniziatico, un dispositivo di crescita con potenzialità educativa, permette il contenimento delle emozioni e il trattamento pedagogico degli affetti di cui l’esperienza motoria è particolarmente ricca. È nel giocare che la persona è in grado di essere creativa, di fare uso dell’intera personalità ed è solo nell’essere creativo che l’individuo scopre il sé. Per la ricerca naturale di campi d’esperienza tutti educativi e formativi, è necessario il rapporto tra bambino e laboratorio, il rapporto tra bambino e gruppo classe, il rapporto tra gruppo ed educatore. La formula giusta sarebbe quella di ripartire dalla base attraverso una responsabilità educativa. Il gioco interno come valore da non perdere. Attraverso una rilevanza educativa, si decide di fare su di esso un investimento del proprio know–how didattico e formativo: si lavora con il corpo e le emozioni, mostrando un’identità positiva sul piano dei valori alti. Attraverso valenze tutte educative e formative bisogna cercare di superare i rigidi steccati delle dispute e del non rispetto tra compagni, non bisogna fare del gioco un orrore pedagogico e un fallimento ludico di ognuno, far raggiungere la padronanza di sé, l’altruismo attraverso un valore didattico e pedagogico. L’educazione motoria è una pratica umana di valore sano: praticare, ad esempio, la virtù del coraggio attraverso il salto in basso per superare la paura del vuoto e rassicurare il bambino. Il tutto proposto con un tavolino di plastica ben solido a misura di bambino e con a terra vicino al tavolo, due tappetoni psicomotori. L’educabilità costituisce il fondamento, il presupposto dell’educazione e, quindi, una sinergia tra essere e divenire. Usata bene, l’attività motoria può insegnare la tolleranza e promuovere il fair play, il rispetto delle regole, del gruppo e della persona, i valori intrinseci non strumentali quali la felicità, e superare la rigidità arrivando alla perseveranza. Il gioco permette di rafforzare gli apprendimenti futuri. Ad esempio con il gioco “rispettiamo l’ambiente che ci circonda”, il bambino impara a percepirsi nell’ambiente terra, a vivere il pianeta ed a rispettarlo. Bisogna educare il bambino ad apprezzare la natura, la grandezza rasentata, l’infinito e far prendere coscienza che tutto ha un senso nella vita e il tutto è in funzione dell’intero sistema. L’educazione ambientale significa guardare in modo corretto l’ambiente per migliorare la qualità della vita. Si deve insegnare ai bambini a non essere semplici spettatori, ma i veri attori dei giochi proposti; il tutto deve essere fondato su un vero e proprio costume di base esistenziale.

Lucy Licitra

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