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Tutta la nazione ha potuto ammirare, seguendo le gesta dei nostri “eroi”, la prematura conclusione dell’avventura mondiale costata alla collettività qualche milione di euro. I nostri imbellettati, ospitati con mogli, fidanzate e figli in un resort esclusivo, naturalmente tutti spesati, hanno voluto ripagare chi, credendo in loro, li ha coccolati, incensati, adorati per una prestazione (quella contro l’Inghilterra) rivelatasi successivamente fallace. Bene, anzi male: al ritorno in Italia non c’era nessuno ad accogliere questi  personaggi sopravvalutati da tanti, anzi da troppi. I giornalisti al seguito, pronti a scodinzolare al primo acuto, a dedicare fiumi di parole alle gesta dei nostri eroi, in questi giorni dopo il “fallimento” della spedizione sembra abbiano individuato nell’autore della disfatta un solo uomo, anzi una sola figurina, come l’ha definita un “uomo vero” come Daniele De Rossi, facendo da controcanto all’altro “uomo vero” Gigi Buffon. Ricordiamo sommessamente che in un gioco di squadra il calcio, si vince e si perde in undici, ma sembra che questo piccolo dettaglio a qualcuno sia sfuggito, volutamente. Sissignori, nell’addossare le colpe ad una sola persona (Balotelli), non si è voluto parlare della preparazione atletica insufficiente dei giocatori, non si è sottolineato l’assoluta mancanza di idee di gioco; abbiamo scoperto il tiki-taka, un modo di giocare che non ci appartiene, per cui non abbiamo i giusti interpreti. E’ come chiedere ad un cantante di musica leggera di fare un pezzo di opera lirica da tenore senza averne le capacità. Gli “uomini veri” che hanno rilasciato dichiarazioni improvvide, prima di sentenziare sugli altri, avrebbero dovuto fare seria autocritica sulle loro prestazioni, vedi Buffon, che ha preso un gol da pollo nella partita con il Costarica, con la partecipazione straordinaria del suo compagno di avventura Chiellini. Però il colpevole è sempre lui, Balo. Certamente, il soggetto non è uno stinco di santo, ha tanti difetti, si comporta da stupido, è un eccesso continuo, ma non lo si può crocifiggere come è avvenuto nelle ultime ore. Una  assunzione di responsabilità collettiva non sarebbe male. Giusto per ricordarlo, la passata spedizione in Sudafrica, formata da parecchi “uomini veri”, esattamente come adesso, sono stati sbattuti fuori al primo turno (purtroppo per loro non c’era Balotelli), quindi di cosa straparlano questi signori dalla memoria corta? Ipocrisia, poco senso  di responsabilità da parte di tutti, stampa compresa, che, malgrado il grande dispiegamento di forze, non si è accorta che lo spogliatoio azzurro era diventato una polveriera. La nazionale del pallone, specchio fedele di un Paese che cerca sempre il capro espiatorio per mascherare le tante deficienze che imperversano in lungo e in largo, è una metafora che sarebbe bene tenere sempre bene in vista.

Salvo Dimartino

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