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Punta Secca, in questa strana estate, non è soltanto qualche ubriaco molesto o qualche tentativo di violenza sessuale, ma è anche episodi edificanti, come quello accaduto al sottoscritto giovedì sera. Ecco i fatti: come quasi tutte le sere trascorrevo qualche ora nel borgo, stava per scoccare l’una e decidevo assieme ad amici di ritornare a casa a S.Croce. Appena arrivato in paese mi accorgo che mi mancava qualcosa. Non sentivo più il portafoglio dentro le tasche, chiedo a mia moglie se lo avesse conservato lei nella borsa, niente. Realizzo mi sia caduto nei pressi del bar dove avevo passato la serata seduto a un tavolo. Mi precipito di nuovo a Punta Secca, lascio la macchina davanti ad un garage (trovare posto per il parcheggio anche in piena notte è impossibile), vado a controllare nel posto dove ero seduto, ma niente, del portafoglio nemmeno l’ombra. Ormai in giro c’era poca gente, il bar aveva spento le luci, mi è crollato il mondo addosso: alcune persone ferme davanti all’ingresso del bar mi chiedono se cercassi qualcosa, annuisco e mi dicono di entrare dentro. C’era una signora e il titolare del bar, Pino Alabiso, avevano in mano il mio portafoglio e stavano decidendo il da farsi. La signora aveva pensato di affidare l’oggetto ad Alabiso, chiedendo se conoscesse la persona dei documenti all’interno. Ho ringraziato, ma ero talmente frastornato, imbarazzato, che non ho chiesto alla signora come si chiamasse e da dove venisse. Esco e mi si fa incontro un’altra signora: mi spiega che avevano visto sulla sedia il portafoglio e lo avevano recuperato, si è scusata anche del fatto di avervi curiosato dentro per capire a chi potesse appartenere. Adesso immaginate la scena: loro che si scusano con me, anche se ero stato io, mio malgrado, a creare un qualche disagio a quelle splendide e onestissime donne. Dentro il portafoglio c’era il mio piccolo grande mondo: documenti, tessere bancomat, carte di credito, tessera sanitaria, foto a me molto care e soltanto pochi euro. Negli anni cinquanta era in voga un film in bianco e nero che si intitolava “Italiani, brava gente”: ecco, a distanza di mezzo secolo, si può ancora affermare la stessa cosa. La stragrande maggioranza degli italiani è brava gente, a dispetto di tutto e di tutti… Ancora grazie, soprattutto per avermi  dato la possibilità di ricredermi sul genere umano: l’onestà ancora esiste ed molto diffusa.

 Salvo Dimartino

2 Commenti

  1. Giusy

    8 agosto 2014 a 17:16

    Grazie a dio, esiste ancora gente onesta!!!

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  2. andrea

    9 agosto 2014 a 08:04

    e si

    Rispondi

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