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Nel novembre del 1979 la leggendaria band dei Pink Floyd pubblicò l’album intitolato “The wall” (letteralmente “il muro”), che nel 1982 il regista Alan Parker trasformò in un film musicale di successo. Pink, il protagonista (una rockstar di success), rivive, mentre guarda alla tv un film di guerra, i momenti più tragici della sua vita. Per difendersi dal dolore che questi fatti gli hanno provocato, Pink costruisce attorno a sé un muro, una barriera di protezione che però in realtà lo isola, conducendolo alla follia. Nel finale, però, Pink abbatte il muro, aiutato dal Giudice Verme e dalla sua volontà e, quindi, ritorna guarito al mondo reale. La storia dell’umanità è spesso segnata da muri e barriere, materiali e ideologiche, che a volte vengono eretti e a volte abbattuti per essere poi ricostruiti e nuovamente distrutti! Un muro materiale che fu abbattuto il 9 novembre di 25 anni fa è quello che aveva diviso e lacerato la città di Berlino e la Germania post-bellica, ma anche l’Europa capitalista da quella comunista. Purtroppo da qualche giorno un nuovo muro rischia di essere eretto, sia pure ideologicamente, tra Putin e il resto dell’Europa, per effetto delle sanzioni paventate dai Paesi del G8 contro i russi, i quali, dal canto loro, sono talmente forti economicamente da non restarne minimamente impressionati. E poi ci sono i muri materiali che avrebbero dovuto proteggere le case di Genova e che non sono stati mai costruiti e i muri costruiti in modo approssimativo o errato che la furia dell’alluvione ha travolto, insieme a persone e cose: attraversano la nostra memoria in questi giorni autunnali e ci provocano la solita, rassegnata, fatalistica indignazione. Infatti, come hanno confermato le recenti sentenze sul terremoto dell’Aquila, sul caso Saviano e sul caso Cucchi, in Italia chi sbaglia non paga o paga pochissimo!

E ancora: le barriere psicologiche che ci fanno confondere il diverso con il cattivo, lo sbandato con il rifugiato, la precarietà con la mobilità, la prepotenza con il successo proteggono il nostro quieto vivere, ovattano la nostra realtà, ma alterano e minano il futuro dei nostri figli e dei nostri nipoti. E che dire delle barriere ideologiche che impediscono alla nostra nazione ed, in particolare, alla nostra Sicilia di risorgere dalle ceneri come l’Araba Fenice, rendendoci vulnerabili e deboli agli occhi dei patners europei, degli investitori e della concorrenza? Perciò per il governo nazionale diventa necessario ed indispensabile “patteggiare” la madre di tutte le riforme, quella sulla legge elettorale, mentre per il governo regionale diventa inevitabile il “terzo rimpasto” di giunta che, però, non lo esonera da sconfitte e debacles ,come quella subìta la scorsa settimana all’ARS sulla mozione che prevedeva il blocco di tutte le autorizzazioni (anche quelle già in itinere) per la ricerca e il prelievo di idrocarburi, o come quella di vedersi imposto, come una sorta di Commissario ad acta, un uomo “mandato” da Roma a coprire il ruolo di assessore all’Economia (Alessandro Baccei). Muri, barriere… E a chi , ma soprattutto, a quando, il compito di abbatterli per costruire ponti? Ricordiamoci che muri e barriere conducono alla follia mentre i ponti conducono alla ragione. Almeno cosi ci insegnano la Storia e … i Pink Floyd!

Cassandra

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