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Come non bastasse la terribile tragedia di questi giorni, Santa Croce è stata nuovamente infilzata nell’orgoglio. Da chi? Esattamente da Veronica Tomassini, una giornalista del ‘Fatto Quotidiano’, che è stata spinta in Sicilia dalla morte del piccolo Loris. E nella sua breve permanenza in paese ha assorbito a velocità supersonica e quasi sospetta – per usare un eufemismo – la caratteristiche di un’intera comunità: “La gente usa un linguaggio primitivo e tribale, da codice d’onore, qualcosa di pietoso e superato – ha commentato in un articolo del 2 dicembre – I vecchi, fuori dal bar, sembrano usciti da un trattato di Pitrè, cariatidi silenti e dure (…) La stessa tristezza recondita di una Sicilia che pensavamo fosse fasulla, roba per certa letteratura ruffiana o da gadget per turisti un po’ tonti. E invece la troviamo bestiale e fedele nel nostro sgomento”. Anche il titolo del pezzo è eloquente: “In paese ‘chi deve capire capisce’. E solo gli stranieri parlano chiaro”. Sfoderando l’intera gamma di luoghi comuni (l’omertà in primis) che i siciliani perbene, dignitosamente, hanno provato nel tempo a scucirsi di dosso, la Tomassini, con un linguaggio forbito ma poco calibrato (altro eufemismo), ha gettato sull’intera popolazione di Santa Croce una serie di accuse inaccetabili. Le reazioni, su Facebook, non si sono fatte attendere. La giornalista, siciliana fra l’altro, non ha mai ritrattato. Così il consigliere comunale Luca Agnello, in una missiva indirizzata al primo cittadino Franca Iurato, ha chiesto di “porre in essere tutte le azioni, anche di natura legale, al fine di tutelare l’immagine dell’intera comunità camarinense”. Agnello ha definito “anacronistica, non veritiera e denigrante” la realtà cittadina descritta dalla giornalista del ‘Fatto’. E’ solo il più benevolo dei commenti. (sotto, la lettera di Luca Agnello)

agnello

6 Commenti

  1. Salvatore Azzaro

    5 dicembre 2014 a 02:31

    http://salvatoreazzaro.scrivere.info/index.php?poesia=163841&t=Una+poesia+alla+mia+Terra
    Il popolo siciliano, oltre alla mafia, alla politica corrota, al malaffare, deve proteggersi anche da qualche pseudo giornalista che butta benzina sul fuoco della disgrazia. Disinformando gli ascoltatori del “Fatto quotidiano”. Non ci sono parole oltre quella della “vergogna” per una meretrice della disinformazione e controinformazione di stato.
    Salvatore Azzaro da Giarratana, poeta e cantautore impegnato contro le mafie.

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  2. Laureanti

    5 dicembre 2014 a 11:34

    Gentile Mandarà, vorrei farle notare che la Tomassini, non è stata spedita in Sicilia, lei vive in Sicilia, e questo non è un dettaglio trascurabile. La realtà di Santa Croce è abbastanza comune per chi è cresciuto sull’isola. Poi, ognuno di noi, ha uno sguardo personale sui luoghi e sulle cose e credo senza presunzione, che non esista un modo di raccontare un luogo, completamente imparziale. Le notizie che leggiamo, i reportage, i racconti, sono sempre filtrati dallo sguardo di qualcun altro. L’articolo della T. è Santa Croce guardata e raccontata dall’autrice. Ho letto e riletto il pezzo, senza trovare traccia di infamie o insulti e penso che in un momento come questo, concentrarsi tanto, al punto di volere una petizione per il licenziamento della giornalista, sia davvero un inutile spreco di energia.
    Saluti
    Laureanti

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  3. luca

    5 dicembre 2014 a 19:04

    Concordo pienamente con Laureanti

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  4. io

    5 dicembre 2014 a 23:35

    La ” giornalista” ha scritto l’abstract di un romanzo dallo stile vagamente verghiano, mi chiedevo poco fa mentre leggevo, dov’è rosso malpelo ? Il vecchio descritto all’inizio dell’articolo è il nonno del bimbo…poverina lo ha trasformato in un personaggio ma non ne ha evidenziato il dolore. Portate rispetto per un paesino che soffre, la mia terra è variegata ci sono molti laureati, molti lavoratori, molti ” veteres” che trasmettono valori e consuetudini. Un pensiero va ad una creatura con la consapevolezza che i mostri sono in mezzo a noi!

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  5. Angela Di Salvo

    6 dicembre 2014 a 16:04

    La giornalista in questione ha espresso in modo “letterario” e anacronistico una valutazione sul luogo e sui personaggi osservati come se avesse voluto cogliere nel contesto ambientale e sociale di S. Croce Camerina le condizioni ataviche e incivili che fanno da sfondo perfetto a un fatto di cronaca la cui crudeltà può trovare somiglianza ad eventi simili che sono accaduti in tutti i luoghi e i paesi del mondo. La violenza e l’orrore non hanno confini nè scelgono di accadere in un luogo piuttosto che in un altro. Il male, assurdo e sconvolgente, non predilige paesi sonnecchiosi e omertosi nè si combatte lasciandosi andare a giudizi sommari e superficiali che offendono l’onestà e la dignità di tutti gli abitanti di un paese laborioso, accogliente e ridente come S. Croce Camerina in cui mi onoro di essere nata.

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  6. angela

    16 dicembre 2014 a 20:12

    La tomassini è entrata a S.Croce da qualche carraia poco nota anche ai camarinensi. Di solito si accede al paese da strade che non saranno ben tenute ma che sono simili a tante altre strade dei comuni siciliani e italiani. E’ piaciuta alla giornalista l’immagine di un paese chiuso
    che le ha fatto ricordare gli studi di Pitrè e le comunità descritte da Verga , comunità che la miseria, i pregiudizi incattivivano. il suo articolo non è offensivo: è solo superficiale. E’ da presuntuosi pretendere di definire il tessuto sociale e culturale di un paese sulla base di qualche domandina fatta ad alcuni vecchietti che in piazza si godono” la loro occhiata di sole “La giornalista, che è donna di buone letture, dovrebbe dedicare alla gente di Santa croce la metà del tempo che le è stato necessario per raccontare la vita dei Rom. dei diseredati. Scoprirebbe forse. alla fine,che tutto il mondo è paese.

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