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Nella giornata di mercoledì 3 dicembre si sono succedute delle ore veramente frenetiche in merito al caso Loris Stival, il piccolo di 8 anni crudelmente ucciso e gettato in un vallone, qui a Santa Croce Camerina. Il lavoro degli inquirenti fa pensare a nuovi risvolti della vicenda, soprattutto da quando sono state acquisite nuove immagini da video camere private che hanno permesso di ricostruire parzialmente il momento in cui, quel fatidico sabato mattina del 29 novembre, Loris sembra essere scomparso nel nulla fino alla macabra scoperta. Proprio le riproduzioni video dimostrano che il bambino non è mai giunto a scuola e l’auto della madre compare senza di lui in prossimità della scuola stessa, quando invece avrebbe dovuto esserci. In seguito a ciò, gli investigatori hanno focalizzato le indagini nell’abitazione della famiglia Stival per verificare, attraverso l’ausilio della polizia scientifica, la sussistenza di tracce che possano dare ulteriori risposte. Infatti i video acquisti insistono nel mostrare gli ultimi istanti di vita del piccolo perdersi proprio di fronte la sua abitazione. Cos’è successo nelle ore a seguire? Perché non è andato a scuola? Un mistero che gli inquirenti stanno vagliando in un susseguirsi di fatti che si evolvono da un minuto all’altro.

I giornalisti delle maggiori tv nazionali si stanno alternando in varie dirette per informare costantemente sugli sviluppi del caso. Anche Santa Croce Web è stata invitata a partecipare alla diretta, di mercoledì 3 dicembre, del programma di Federica Sciarelli “Chi l’ha visto”. Chi vi scrive ha parlato a nome della redazione con l’inviato RAI Ercole Rocchetti. Erano previsti circa 3-4 interventi nel corso della maratona serale di tre ore, dove la nostra testata giornalistica avrebbe dovuto spiegare la sua attività in rapporto alla sconvolgente notizia di cronaca abbattutasi nel nostro paese. Purtroppo, un po’ per esigenze televisive, un po’ perché la conduttrice si è orientata su altri fatti, le tre ore di diretta sono trascorse senza che, alla fine del primo intervento, quando dagli auricolari dell’inviato mi è rimbombata nitida la parola “omertosi” avessi modo di rispondere. E dato che trovo molto “indelicato” non avermi permesso di replicare, come era stato concordato, ma soprattutto lasciare lì, all’umidità della notte fino alle 24, non solo la sottoscritta, ma anche l’inviato e gli addetti alle riprese, senza delle scuse per i mancati interventi o dei saluti finali, mi preme dire qui quello che avrei molto volentieri fatto sapere a livello nazionale. “I santacrocesi non sono omertosi, non hanno nulla da nascondere, anzi non vedono l’ora che giustizia sia fatta, che il colpevole venga punito. Rivogliamo il nostro paese libero da ogni pressione mediatica negativa, desideriamo ritornare alla normalità, anche se sappiamo che questa ‘ferita’ non si rimarginerà mai. Se i cittadini non parlano è perché non c’è nulla da dire, perché non hanno visto nulla che potesse alimentare ogni sospetto, anche minimo. Chi sa qualcosa è sicuramente coinvolto nella macabra vicenda e di certo non andrà a raccontarlo agli inquirenti”.

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