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Il gip di Ragusa, Claudio Maggioni, ha convalidato il fermo di Veronica Panarello e ha emesso un’ordinanza di custodia cautelare nei suoi confronti. La donna quindi resterà in carcere a Catania. La decisione è arrivata dopo l’interrogatorio di garanzia di giovedì, in cui la madre di Loris aveva negato in lacrime di aver ucciso il figlio di 8 anni. Nell’ordinanza di custodia cautelare, il gip scrive che è “compatibile la ricostruzione dell’accusa” sull’omicidio di Loris Stival fatta dai magistrati. La vettura di Veronica Panarello il 29 novembre scorso risulta “essere passata per due volte dal mulino vecchio”, la zona dove è stato ritrovato il corpo del bambino. Inoltre la donna “non si è trovata dove diceva di essere ed è provato che nello stesso tempo era altrove”. Veronica Panarello, che avrebbe strangolato il piccolo Loris con una fascetta di plastica fino a procurargli un’asfissia, è accusata di omicidio aggravato e occultamento di cadavere. La Procura di Ragusa non ha commentato la convalida del fermo: lo farà sabato con un comunicato stampa.

I DUE PASSAGGI AL MULINO VECCHIO
Sono due i momenti in cui le telecamere di un’area di servizio e di un’azienda privata inquadrano Veronica Panarello. E’ quanto emerge dall’ordinanza di custodia cautelare. La prima volta intorno alle 08:30 e la seconda tra le 09:25 e le 09:36. In questa seconda ripresa manca 6 minuti dalle telecamere: un ‘buco’ video e temporale che, secondo i magistrati, potrebbe stato utile a andare nel canalone, gettare il corpo del figlio e andare via.

IL LEGALE: “CHIEDEREMO IL RIESAME”
“Ne prendiamo atto, la studieremo e poi presenteremo ricorso al Tribunale del riesame di Catania”. Lo afferma il legale di Veronica Panarello, l’avvocato Francesco Villardita, commentando la decisione del Gip di Ragusa, Claudio Maggioni, che, accogliendo la richiesta della Procura, ha convalidato il fermo ed emesso un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti della donna. La signora verrà a conoscenza della convalida del fermo solo sabato mattina.

SEQUESTRATO IL SECONDO CELLULARE
Continuano le indagini degli investigatori. L’attenzione si è concentrata su un secondo cellulare in possesso della donna. Anche se la Panarello, nell’interrogatorio di garanzia, ha smentito di possederlo. E’ vero in parte. Il telefono, secondo quanto si apprende, appartiene alla mamma di Loris, che lo avrebbe prestato a un’amica qualche mese fa perché il suo si era rotto. Quest’ultima lo ha utilizzato con la sua sim, per cui nell’apparato sono stati trovati solo foto e immagini di Loris. La denuncia del secondo cellulare era arrivata da Antonella Panarello, la sorella di Veronica. L’apparecchio è stato sequestrato dalle forze dell’ordine, ma da esso non emergerebbero elementi utili all’indagine.

Un altro fronte aperto è quello degli esami sul corpicino di Loris. I medici legali nelle prossime ore dovrebbero fare il punto con il procuratore capo di Ragusa, Carmelo Petralia. Sarà fondamentale capire se sono state rinvenute tracce di dna sul cadavere. Ci vorrà del tempo invece per stabilire se in passato Loris è stato abusato sessualmente. In queste ore gli investigatori stanno passando al setaccio i computer di Veronica Panarello e del cacciatore Orazio Fidone, il primo a finire sul registro degli indagati. E ulteriori esami, alla ricerca di eventuali tracce organiche, sono condotti sulle auto di entrambi. Specie nel portabagagli della Polo nera di Veronica, su cui Loris avrebbe potuto compiere l’ultimo viaggio della sua breve vita.

L’AMICA DEL CUORE: “VERONICA NON E’ UN MOSTRO”
“Veronica non è un mostro. Non è cattiva. Anzi. E’ sempre stata buona, dolce e affettuosa”: lo afferma Tiffany Branda, migliore amica di Veronica Panarello, nell’intervista rilasciata a “Quarto Grado”. “Ero in classe con lei fino alla quinta elementare. Era affettuosa… anche perché era la piu’ piccola, fisicamente gracilina” spiega la donna. “Aveva problematiche familiari: il papà camionista non c’era mai, altri fratelli erano più grandi, la nonna in casa… Però era una famiglia calorosa”. Tiffany prosegue raccontando il momento in cui, alle elementari, Veronica era stata sul punto di buttarsi dalla finestra dell’aula scolastica: “Come hanno detto, ha provato a suicidarsi. Da piccola, tra la terza e la quarta elementare, ha provato a buttarsi dalla finestra. Eravamo tutti seduti tranquilli… la maestra forse l’aveva ripresa, perché si chiacchierava tra amichette e, di punto in bianco, è scattata dalla sedia: ha aperto la finestra e voleva buttarsi giù. La vedevi, non era lucida. Aveva lo sguardo impaurito e vitreo… L’indomani è venuta a scuola normalmente. Le chiedevano cosa fosse successo e lei rispondeva ‘No, niente… avevo bisogno di prendere aria’” prosegue la nota.

“Mi sembra strano che sia stata capace di uccidere un bambino che ha portato in grembo nove mesi”. Alla domanda se Veronica possa non ricordare di aver compiuto quel gesto, Tiffany Branda ha risposto: “Sì… secondo me ha il vuoto”. “L’ho sentita i primi di novembre. Mi parlava di Loris e mi diceva che era tremendo, ma perché era vivace come tutti i bimbi di quell’età” prosegue Tiffany. “Mi ha detto che non aveva mai avuto problemi e, infatti, aveva avuto un altro figlio. Era proprio innamorata di questo bambino. La sentivo proprio felice, come se avesse cancellato la parte brutta del suo passato”.

IL MEDICO CURANTE: “NON CREDO SIA STATA VERONICA”
“Per quello che l’ho potuta conoscere, non credo l’abbia ammazzato lei. Non mi sembra una donna capace di fare queste cose. E poi con quella freddezza. E’ difficile che non abbia mai dato segni di squilibrio”. Queste le parole di Giuseppe Brullo – medico curante di Veronica Panarello – intervistato dall’inviato di “Quarto Grado”. “Mi è sembrata una persona normale. Normalissima e lucida. Una mamma molto attaccata ai figli. Non mi ha mai dato l’impressione di essere una persona debole di mente, né mi ha mai chiesto farmaci di tipo psichiatrico”, spiega il dottore.

“Ho avuto modo di vederla dopo il fatto: lì ho notato un qualcosa di strano. Mentre le stavo mettendo una flebo, perché era disidrata e non mangiava da giorni, si rifiutava e mi chiedeva il parrucchiere per tagliarsi i capelli. Questa cosa mi ha sconvolto, perché non è normale. Diceva che gliel’aveva chiesto il figlio, perché voleva la mamma con i capelli corti e lo voleva accontentare. Mi ha domandato, come fanno tutte le mamme che soffrono, di darle qualcosa per farla morire, per raggiungere il figlio”, prosegue la nota. “Il primo giorno in cui sono andato da lei, mi ha chiesto di portarle il ‘famoso’ cacciatore che aveva trovato Loris, per farglielo conoscere. Gli ha chiesto ripetutamente come l’avesse trovato, in che condizioni, se gli avesse preso la mano, se gli avesse fatto una carezza, se Loris avesse ferite, come fosse vestito”. Alla domanda se la donna avesse voluto sapere delle fascette o dei polsi, l’uomo replica: “No. Non glielo ha mai chiesto”. E conclude: “Conosco Orazio Fidone. Siamo anche parenti e quando l’ho accompagnato da lei, non mi ha mai dato impressione che si conoscessero o potesse esserci un legame”.

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