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C’è una “sagoma” che torna verso casa. Sono le 8.32 di sabato 29 novembre. Loris non è mai arrivato a scuola, gli inquirenti sospettano che quella “sagoma” – come la chiama anche il padre Davide nel corso di un’intervista – sia proprio la sua. Dai fotogrammi sgranati è impossibile rivelarlo con certezza. Ma se la mamma e l’altro figlio di 4 anni sono diretti in ludoteca, chi può avere accesso all’abitazione se non Loris? Il bambino avrebbe utilizzato le chiavi di riserva prelevate dalla Polo nera della madre, poiché non ne aveva mai avuto un mazzo per sé. Le bugie di Veronica, col passare delle ore, insospettiscono gli inquirenti e anche i familiari. Dopo la convalida del fermo della Panarello, infatti, è stata resa nota dall’Ansa un’intercettazione ambientale, in cui parlano Davide Stival (padre del bambino e marito di Veronica), i suoi genitori Pinuccia e Andrea e la zia Maria Giovanna. Esaminano i percorsi, il ritorno di Loris a casa e l’ingresso del piccolo dal portone con le chiavi tenute nella Polo. E il passaggio dell’auto nella strada del Mulino vecchio dove verrà trovato il corpo.

“Ti rendi conto dei giri che ha fatto…” dice Davide, commentando l’inattesa visione della Polo della moglie nella strada poderale e i tempi di percorrenza con un ‘buco’ di tempo. “Sei minuti”, sottolinea Davide. “Eh certo Davide, ha impiegato di più perché aveva Loris dentro la macchina”, risponde nonno Andrea. “Sei minuti… certo che aveva Loris dentro la macchina”, commenta il papà del bambino. E nonno Andrea esclama: “Aveva Loris dentro la macchina e non sapeva dove cazzo doveva buttarlo il bambino… Buttana…”. Davide Stival, per la cronaca, dopo aver visto i fotogrammi di quella mattina aveva dichiarato: “Potrei pure dire che è stata lei. Chiunque sia stato deve pagare. Anche se è stata mia moglie”.

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