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Come non bastassero la sorella e tutta (o quasi) la sua famiglia, anche Davide Stival ha smesso di credere alla moglie Veronica. E’ quello che emerge dai verbali dei suoi interrogatori. Il padre di Loris, che dopo il fermo della moglie aveva cominciato a vacillare (“Può essere che sia stata lei“), in realtà ha irrigidito la sua posizione. Non lo convincono le ricostruzioni di Veronica, né le tempistiche con cui si è mossa la mattina del 29 novembre, quando Loris, anziché andare a lezione, sparì nel nulla fino a pomeriggio inoltrato.

Davide, dopo aver visionato alcuni filmati che la Procura ritiene determinanti, cambia definitivamente parere. Il primo fotogramma è quello che ritrae la donna uscire di casa con i due figli. In seguito uno dei soggetti – verosimilmente Loris – rientra nell’abitazione utilizzando un mazzo di chiavi di riserva: “Nell’immagine che mi ponete, che riporta le sagome compatibili alla mia famiglia, riconoscono mia moglie e i miei due figli – spiega Davide agli inquirenti . La sagoma che ritorna verso l’ingresso dello stabile è compatibile con quella di Loris”. E con quali chiavi rientrerebbe in casa il piccolo di 8 anni? “Ora mi sta venendo in mente… perché lei ha un altro mazzo di chiavi dentro la macchina, dove ci sarà quella del garage… quindi lei gli ha dato le chiavi (a Loris, ndr) che erano dentro la macchina… e se ne è salito” spiega l’uomo parlando con i familiari.

Poi gli mostrano le immagini dell’auto che fa una strada diversa da quella che racconta sua moglie. E lui mette a verbale un’ulteriore conferma: “Riconosco l’auto, su una via non compatibile col percorso solitamente effettuato per accompagnare Loris a scuola”. Anche perché “posso affermare con certezza che il tragitto era sempre uguale”. La terza immagine che Davide vede, è quella della Polo che entra nel garage. E anche in questo caso smonta ogni possibile alibi alla moglie. “La maggior parte delle volte vi parcheggiavo la mia auto perché più nuova, mentre lei lo faceva raramente e solamente quando pioveva o nel caso in cui non trovava parcheggio nei dintorni”. E quella mattina, spiega il Gip, c’era posto nei pressi dell’abitazione.

E infine il capitolo forbicine. Quelle trovate in camera di Loris, poi sequestrate dagli investigatori, erano compatibili con le forbici che sono state utilizzate per tagliare la fascette di plastica utili a strangolare il bambino: “Di solito – spiega Stival nel suo interrogatorio – erano custodite all’interno della stanza da bagno. Non saprei riferire il motivo per cui le stesse si trovassero in quella stanza”. La madre, invitata a commentare questa dichiarazione del marito, ha risposto che “Davide si è sbagliato”. Ma lei al momento non ha più qualcuno a cui aggrapparsi.

Un Commento

  1. pdp

    15 dicembre 2014 a 14:59

    nessuno si è chiesto di verificare quante polo nere circolano a santa camerina e dintorni?? e sono stati contattati i relativi proprietari per verificare eventuali spostamenti quella mattina ??

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