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Non è solo Veronica Panarello a gridare la sua innocenza da una cella d’isolamento del carcere di Catania. Alla sua voce, flebile e rotta dalla sofferenza, si è unita quella del padre Francesco, 55 anni, che difende a spada tratta la figlia: “Non la abbandonerò mai, per nessun motivo. Finché tutto non sarà finito. Credo nell’innocenza di mia figlia. Non può averlo fatto, è ancora una bambina. Anche in carcere rimane la mia principessa, perché non ha fatto niente”. Nell’intervista rilasciata a “Quarto Grado”, in onda questa sera su Retequattro, Francesco ripercorre la sua vita con Veronica: “E’ sempre stata una ragazza vivace, tranquilla, amante della famiglia e dei suoi piccoli. Con Loris era un amore di mamma. Non c’è mai stato nessun problema: stavamo sempre insieme, cucinavano insieme. Lui diceva: ‘Mamma facciamo questo, mamma facciamo quello'”, racconta l’uomo. L’uomo prosegue raccontando le ore trascorse tra la scomparsa e il ritrovamento di Loris: “Mia figlia mi aveva avvisato che il piccolo era sparito e mi aveva detto: ‘Mi hanno rubato Lorys’. L’ho vista appena sono arrivato a Santa Croce. Era disperata e le ho detto: ‘Fatti coraggio, lo troviamo’. Alla sera eravamo dai carabinieri, in caserma, e ci hanno avvisato che l’avevano trovato. E’ crollata. Ha fatto un urlo straziante, disumano”. “Nei giorni prima dell’arresto – aggiunge – era sempre straziata dal dolore: non mangiava, non beveva, era diventata una larva umana. Voleva andarsene con Loris. Quando andrò a trovarla in carcere le porterò quello che mi ha chiesto: prosciutto e provola. Vuole tenersi su per difendersi e combattere fino alla fine, perché è innocente”.

IL PROCURATORE RILANCIA: “CHI SA PARLI”
“E’ nostra ferma convinzione che nella cittadina molte cose siano note”. Il procuratore capo di Ragusa Carmelo Petralia lancia dalla trasmissione “Chi l’ha visto?” un nuovo appello ai cittadini di Santa Croce Camerina che potrebbero essere a conoscenza di particolari utili alle indagini sull’uccisione del piccolo Andrea Loris Stival. Il magistrato è sicuro “che qualcuno possa aver visto qualcosa che magari sussurra a mezza bocca e non trasferisce nella comunicazione ufficiale, che non necessariamente deve essere fatta alla polizia o alla procura ma anche agli organi di informazione, per prima la vostra trasmissione”. “Questa è l’occasione per rinnovare questo invito a chiunque fosse a conoscenza soprattutto di fatti avvenuti sabato 29 novembre e cercare di farli pervenire anche con segnalazioni di cui potremmo garantire l’anonimato e darci la possibilità di andare oltre il dato fin qui acquisito” ha concluso il procuratore.

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