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C’era un sole caldo nel pomeriggio di giovedì 18 dicembre a Santa Croce. Ciononostante, non è riuscito a mitigare il grande freddo che incombeva sulla piazza gremita all’inverosimile. C’erano i bambini, tanti, c’erano ragazzi e c’erano tanti adulti, c’erano le autorità civili e militari dell’intera provincia, è ritornato persino il presidente della Regione Rosario Crocetta. Lui, il piccolo Loris, chissà se da lassù avrà visto. Tanti palloncini bianchi e azzurri con la sua immagine sorridente di bimbo felice, i suoi compagnetti  di classe e quelli della società sportiva del taekwondo, tanta gente qualunque. Tantissimi con le lacrime agli occhi, grandi e piccini. Dentro la chiesa stracolma, tanti fiori bianchi, rose, margherite e qualche fiore di campo. Anche sul sagrato tanti fiori rigorosamente bianchi, simbolo di purezza, che rimarrà sempre impressa come tale nella memoria di chi conosceva Loris: nessuno potrà più inquinare quella fanciullezza. C’era il vescovo della Diocesi di Ragusa, monsignor Paolo Urso, che ha voluto officiare il rito funebre. La sua omelia è stata molto dura: “Un fatto assurdo, un gesto disumano. Veramente l’uomo ha la spaventosa possibilità di essere disumano, di rimanere persona vendendo e perdendo al tempo stesso la propria umanità. Un bambino non può morire perché un altro essere umano si è arrogato il diritto inesistente di togliergli la vita. Come si può uccidere un bambino? Solo un folle, un pericoloso folle, può compiere un tale gesto. Un folle che deve essere fermato”.

Attraverso un altoparlante posto sul sagrato, la gente da fuori ha potuto seguire il rito e partecipare alle preghiere che venivano invocate dall’interno. Alle 16.40 la piccola bara bianca finalmente ha raccolto l’abbraccio della moltitudine di persone che affollavano la piazza piena di transenne. Un lungo applauso e tante lacrime quando la bara è stata alzata verso il cielo per l’ultimo saluto, poi sono stati liberati i tanti palloncini che sono saliti al cielo con rapidità e leggerezza, così come ha fatto lui, il nostro piccolo eroe, suo malgrado. Fra tanti fiori bianchi, la piccola bara era coperta da un cuscino di fiori gialli e poi da una ghirlandina a forma di cuore: era della sua mamma. Quanta gente, quanta commozione, la sua mamma però non c’era… chissà se, da lassù, il piccolo Loris avrebbe voluto che ci fosse… malgrado tutto. Alle 17 in punto Loris lascia la piazza definitivamente. Un termometro digitale segna diciassette gradi, ma la temperatura che si avverte è glaciale. Adesso si spera che con il suo funerale finisca l’assedio mediatico: la famiglia ha bisogno di essere lasciata tranquilla, la città ha bisogno di essere lasciata tranquilla. Vogliamo riflettere su quello che è successo e lo vogliamo fare in silenzio e senza pressioni esterne. Riposa in pace piccolo, sfortunato bambino.

GUARDA LA FOTOGALLERY (a cura di Lino Scillieri)

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