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Oltre 24 mila extracomunitari impiegati in attività agricole. Il 40 per cento lavora in nero con un salario, per il confezionamento degli ortaggi, di un euro l’ora. Nella fascia trasformata del ragusano, da Marina di Acate a Santa Croce, operano 14 mila lavoratori immigrati che vengono utilizzati nella raccolta e in misura inferiore nelle operazioni di inpianto e trattamento degli ortaggi. Cinquecento i lavoratori “invisibili” dediti alla zootecnia. Si tratta di una comunità di indiani, con famiglie al seguito, che vivono all’interno delle aziende agricole.

Sono i dati di una ricerca sul lavoro agricolo dei migranti in provincia di Ragusa realizzata dalla Caritas e dall’Inea, l’istituto nazionale di economia agraria. “Sono dati su cui occorre fare una serie riflessione – spiega il direttore della caritas, Domenico Leggio – ci sono condizioni di degrado, di estrema povertà, in un contesto economico ed abitativo che troppo spesso sfugge ai controlli. C’è una cosidetta zona grigia di lavoratori ingaggiati con un contratto stagionale, riferito ad esempio al periodo della raccolta degli ortaggi. ma che lavorano 365 giorni all’anno. C’è la complicità spesso dei lavoratori e dei datori di lavoro”.

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