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“Veronica Panarello è innocente” è il nome del gruppo nato su Facebook per “difendere” la madre del piccolo Loris, accusata dell’omicidio del figlio. Al gruppo, che ha raccolto finora 438 “mi piace”, si è iscritta anche la zia del marito della donna, Antonella Stival, che insieme all’anziana madre non è stata ammessa ai funerali all’interno della chiesa San Giovanni Battista di Santa Croce Camerina. La Panarello oggi si trova nel carcere di Agrigento con l’accusa di aver ucciso il figlio di 8 anni senza nessun movente e di averne poi nascosto il cadavere. “INNOCENTE TROPPO FACILE ACCUSARE LEI” è il primo post reso pubblico agli utenti del social network in data 13 dicembre. A seguire è un continuo replicare alle accuse, alle prove fornite dagli inquirenti che indagano sul caso. In attesa che il Tribunale del Riesame di Catania si esprima sulla richiesta di scarcerazione della donna, presentata dal suo legale Francesco Villardita, vi  riportiamo la lettera che dal social sarebbe dovuta giungere a Veronica per mezzo del suo avvocato nel tentativo estremo di difenderla dalle gravi accuse e provare a dimostrarle vicinanza e affetto. Sotto il testo completo

Carissima Veronica, come ben saprai la tragedia che ha segnato la tua famiglia, ha colpito profondamente tutta l’opinione pubblica e sono nate molte pagine anche sui social network.

Io faccio parte di una di queste pagine, su Facebook, dal nome “Veronica Panarello è innocente” e in rappresentanza di tutti i followers, sono oggi qui a scriverti queste due righe per farti sentire in qualche modo la nostra vicinanza.
Ieri anche tuo papà, ha deciso di aderire alla pagina e anche lui è uno dei tuoi più grandi sostenitori.
L’attacco mediatico che hai ricevuto, ha sicuramente influenzato l’evolversi dei fatti, a cui è seguito anche l’abbandono della tua famiglia. Possiamo solo immaginare, quanto sia straziante, restare in quella stanza spoglia, mentre avresti dovuto essere accanto a tuo marito e tuo figlio per alleviare insieme il vostro dolore.
No, anzi, avresti dovuto essere felice a casa vostra, a organizzare i preparativi per Natale, ad addobbare l’albero con i tuoi bimbi, ma qualcuno ha deciso di strapparti dalle braccia, Loris, uno dei tuoi gioielli e qualcun altro ha deciso invece, di togliere la sua mamma, ad un piccolo a cui già era stato portato via un fratellino.
Si fa fatica a credere nella giustizia, quando accadono queste cose e nessuno di noi riesce a farsi una ragione per quello che ancora stai passando.
Non abbatterti, lotta, fallo con tutta te stessa, non permettere a chi ti ha portato via Loris, di distruggerti.
Cerca il perdono nel tuo cuore per tuo marito Davide, e comprendilo se ha dubitato di te.
Da qui fuori è difficile non credere nella tua colpevolezza, ed è normale che ora è confuso, perché se dentro di lui, sa che non puoi essere stata tu, dall’altra parte tutti gli indizi che gli hanno mostrato, dicono il contrario.
Sì, certo, l’amore spesso si rende visibile nel dolore e ciò che ora voi provate, rivela quanto è stato profondo, totale, intimo e immenso il vostro amore per lui.
Sappiamo che non è una consolazione questa, che forse queste parole non faranno altro che moltiplicare le lacrime che scendono dai tuoi grandi occhi scuri, ma non è evitando la realtà e negando quanto è successo che riuscirai a superarlo.
Ti scriviamo questa lettera nella ferma convinzione che la realtà può essere affrontata e credendo profondamente che consolazione e conforto si devono trovare laddove le nostre ferite ci fanno più male, anche se può far paura.
Trova la forza dentro te stessa, e sappi che qui fuori siamo in tanti a sperare che venga fatta giustizia, per una madre e per un figlio che sono stati crudelmente separati due volte.
Un forte abbraccio.
“Per quanto sia lungo il temporale, il sole torna sempre a brillare fra le nuvole.” (Khalil Gibran)
Con affetto da tutti/e noi.

Un Commento

  1. Carlotta

    25 dicembre 2014 a 01:47

    Mi domando il senso di tutto questo. Il perché di queste dimostrazioni di cieca fiducia che io non rivolgerei in una situazione del genere a nessuno, nemmeno a mio marito, forse neppure a mia madre. Figuriamoci ad un’estranea di cui non si sa nulla. Accetto il fatto che nessuno di noi possa essere certo della colpevolezza di questa donna. Ma non comprendo affatto chi pare essere certo della sua innocenza. Io non riuscirei mai a scrivere una cosa del genere. Perché, nel caso lei fosse colpevole, avrei mancato di rispetto alla vittima di questo delitto, con una lode sperticata e un’ottusa ed insensata difesa del suo assassino. E questo mi farebbe davvero provare vergogna.

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