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“E’ stato il peggior Natale della mia vita”. Veronica Panarello torna a parlare dal carcere di Agrigento, dove è stata trasferita da nove giorni. La donna, accusata di aver ucciso il figlio di 8 anni, Loris, è reclusa in una cella di isolamento, sorvegliata a vista 24 ore al giorno. Non si è ancora guadagnata l’apprezzamento degli altri detenuti. E’ vista come un’omicida senza scrupoli, sebbene le accuse a suo carico siano tutte da provare. Sabato Veronica ha ricevuto in carcere la visita del papà Francesco. Due ore di colloquio per riaffermare la sua innocenza e far emergere il suo dolore: “Papà, che bello vederti. E’ stato il peggior Natale della mia vita, guarda dove mi trovo senza aver fatto niente. Le lettere mi facevano compagnia, ma adesso non me le fanno più arrivare”. In realtà la corrispondenza di Veronica Panarello è stata bloccata come previsto dalla misura cautelare cui è sottoposta. Sono in tanti a scriverle: alcuni per ribadire la propria vicinanza o per rivolgerle le ingiurie peggiori, altri – laddove la tragedia lascia spazio alla notorietà – per farle addirittura delle avances. Intanto l’avvocato di famiglia, Francesco Villardita, continua a lavorare alla memoria difensiva che sarà illustrata al Tribunale del Riesame durante l’udienza del 31 dicembre, in cui i giudici si pronunceranno sulla scarcerazione della mamma di Loris: “Ho fiducia nel riesame, ho fede in Dio e fiducia nella magistratura e nell’avvocato Villardita” continua a dire papà Francesco. L’ora del primo verdetto si avvicina.

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