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Che fine ha fatto Loris quel sabato mattina? La ricostruzione di Veronica Panarello, accusata di omicidio, non convince: la donna disse di averlo accompagnato a scuola, ma le telecamere di sorveglianza non forniscono riscontri. La Procura, analizzando i filmati un po’ sgranati della telecamera privata posta di fronte all’abitazione degli Stival, sostiene che Loris sia rientrato in casa, da solo, intorno alle 8.32 e che dall’appartamento sia uscito solo morto, nel bagagliaio (o magari nei sedili posteriori) di un’auto. Alle indagini, che continuano senza sosta, si è unita nelle ultime ore la testimonianza della signora Lorenza Emmolo (“Per noi è importantissima” ha spiegato Villardita, l’avvocato difensore della Panarello), che quella mattina potrebbe aver visto il piccolo in un’altra zona del paese. Esattamente all’angolo fra via Marsala e via Aspromonte. A Santa Croce Web ha parlato in esclusiva Giuseppe Pluchino, marito della signora Lorenza, che ci ha spiegato quanto successo.

Possiamo ricostruire gli spostamenti di sua moglie?

“Enza (è così che Pluchino chiama la moglie, ndr) quel giorno è uscita intorno alle 8.40. Di fronte a casa nostra, all’angolo fra via Marsala e via Aspromonte, ha visto un bambino dall’area spaesata, che si guardava intorno. Così mia moglie gli ha chiesto: ‘Ma tu che ci fai qua? Non vai a scuola?’. Il piccolo ha risposto in siciliano: ‘Ora ci vaiu, ora ci vaiu’ (‘Ora ci vado, ora ci vado’, ndr). Mia moglie, camminando, gli ha riformulato la domanda: ‘Sono le nove meno venti, riesci ad arrivare a scuola entro le 9?’. A quell’interrogativo il piccolo non ha più risposto. Così mia moglie è andata avanti per la sua strada. Non era un bambino del quartiere, non ha avuto sospetti”.

Dopo il ritrovamento del cadavere di Loris ha parlato subito con i carabinieri?

“No. Non ha mai parlato di questo fatto fino al 30 sera. Eravamo in piazza con alcuni amici, c’era la fiaccolata per Loris. Così, discutendo del più e del meno, le è venuto un flash di quell’incontro. Abbiamo pensato che fosse una cosa saggia andare in caserma e rendere una dichiarazione spontanea ai carabinieri. Lo abbiamo fatto. Ma nonostante le sia stata mostrata la foto di Loris con gli abiti del taekwondo, Enza non ha mai potuto esprimere con certezza che il bambino che aveva incontrato fosse lui. L’ha visto di sfuggita. Ha confermato che si trattasse di un ragazzino in età scolare, di 7-8 anni, con tratti somatici che potevano sembrare quelli di Loris. Ma, ripeto, non ne ha mai avuto la certezza”.

Portava lo zainetto?

“Non ricorda il particolare dello zainetto, ma le è parso che il bambino potesse avere qualcosa sulle spalle. Non ha mai notato, però, le stringhe gialle che contraddistinguono lo zaino di Loris (non ancora ritrovato, ndr). Poi indossava un giubbotto di colore blu scuro (quello di Loris potrebbe essere blu chiaro, ndr) e un paio di jeans”.

Il bambino sembrava inquieto o impaurito?

“Impossibile da dire. L’ha visto di sfuggita, mentre andava avanti a camminare. Non sembrava un incontro a cui dare troppo peso”.

Siete stati convocati dalla Procura?

“No. Mia moglie ha reso una dichiarazione spontanea ai carabinieri. Siamo stati ricontattati il 31 dicembre, per confermare la testimonianza. Cosa che è avvenuta normalmente. Io ho chiesto ai carabinieri di controllare le immagini di una telecamera disposta in via Aspromonte, ma sfortunatamente non era ancora funzionante. Il bambino arrivava da quella direzione, si è soffermato davanti a uno studio medico di via Marsala. Poi è sparito”.

DOVE SI TROVA VIA MARSALA

L’angolo fra via Marsala e via Aspromonte, dove abbiamo effettuato queste foto, si trova a 550 metri (percorso più rapido a piedi) dall’abitazione della famiglia Stival, sita in via Garibaldi, 82. E a circa 800 metri da via Giuseppe di Vittorio, dove la madre dice di aver sostato per far scendere il figlio dall’auto dopo averlo portato a scuola. Se si trattasse di Loris, come è arrivato fin lì?

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