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L’ultima seduta del Consiglio comunale ha lasciato strascichi non indifferenti. L’uscita dall’aula dei tre consiglieri Di Marco, Pernice e Pluchino ha aperto una falla in seno agli equilibri della maggioranza ma anche dell’opposizione. Ricordiamo che due dei soggetti sopra menzionati sono stati eletti nelle fila della maggioranza, quindi due defezioni pesanti per la compagine maggioritaria. “Basta che qualche consigliere del ‘Paese che Vogliamo’ non sia presente, ed ecco che si andrebbe in difficoltà numerica. Già, si andrebbe… Se non fosse che quelli della cosiddetta minoranza non facessero da stampella pressoché costante al partito del sindaco”. Esordisce così il consigliere indipendente Salvatore Di Marco nel corso di un’intervista: “La decisione di uscire dall’aula l’ho presa a seguito della verifica del numero dei presenti. Volevo far capire alla maggioranza che certe volte i numeri sulla carta non li ha. Bastava che membri dell’opposizione avessero seguito il mio esempio e quello degli altri due consiglieri per far cadere il numero legale. In buona sostanza, volevo dimostrare che tutta l’arroganza di cui si rendono protagonisti è mal riposta, mi sono sbagliato. Ormai non ci sono dubbi, l’opposizione non esiste quasi più, almeno nei numeri. Voglio altresì ribadire che non ero e non sono contro il progetto PAES, sono semplicemente contro un metodo di far politica assolutamente non condivisibile. Basti pensare al mancato invito nei confronti del sottoscritto e di Pluchino per la riunione propedeutica che si è tenuta la settimana scorsa in vista appunto dell’approvazione del ‘Piano d’Azione per l’Energia Sostenibile’. Dicono sia stata una dimenticanza, ma non è la prima volta…”

“Voglio parlare anche e soprattutto del marchio collettivo ‘Le primizie di Montalbano’ – continua Di Marco -, una scatola praticamente vuota, costata alla comunità fino ad ora la bellezza di 125 mila euro. C’è solo un’adesione, un bel successo, ma allora chi sono i beneficiari di quel pomposo progetto? Solo una mera manovra politica ad uso e consumo di un personaggio, prima esperto del Sindaco e poi assessore, beneficiario unico, politicamente parlando. Mentre gli amici agricoltori che credevano in quel  sogno, hanno in mano praticamente il niente. Addirittura qualcuno si spinge ad addossare la responsabilità del fallimento del marchio agli ignari agricoltori santacrocesi, rei di non essere in possesso dei requisiti minimi per aderire. Ma quando si progetta una cosa così grossa, non si dovrebbero prima fare degli studi di fattibilità? Non mi risulta che ciò sia stato fatto. Si sta facendo pubblicità molto costosa per qualcosa che non esiste in pratica, ma solo sulla carta. Quando in avvio del progetto relativo, ho fatto intervenire la dottoressa Federica Argentati (presidente del distretto produttivo delle arance di Sicilia), un’esperta in materia, è stata letteralmente snobbata. Qualcuno era anche infastidito dalla sua presenza; non bisognava disturbare il manovratore. Mi fermerò soltanto quando il bluff sarà  impietosamente svelato. Solo allora mi dimetterò, conscio di aver svolto fino in fondo il mio dovere di cittadino prestato alla politica, quella politica da me intesa come servizio alla cittadinanza e non invece, al servizio di qualcuno”. Un  fiume in piena il nostro interlocutore, deluso dal modo di far politica, arrabbiato, per come i cittadini sono stati scippati di una cospicua somma di denaro, determinato a proseguire nell’azione di denuncia, consapevole che tutto ciò gli possa causare qualche inconveniente. Insomma, molto più che una spina nel fianco per l’amministrazione Iurato.

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