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Una croce in spalla, da una città all’altra, in giro per tutta la Sicilia, col suo saio verde, il capo coperto e il bastone del pellegrino in mano, ha gli occhi azzurri, Biagio Conte, e i denti bianchi perfetti come gli attori che nei film interpretano Gesù Cristo. La barba lunga ma ben curata e in ordine. Lui che fino a un anno e mezzo fa non poteva fare neppure dieci passi, costretto su una sedia a rotelle, e “miracolosamente” guarito dopo un viaggio a Lourdes. Ma dopo diverse settimane di pellegrinaggio a piedi Biagio ed Enrico hanno fatto tappa a Santa Croce Camerina: ”Abbiamo trascorso qui la notte, siamo stati accolti dalla comunità santacrocese con un immenso affetto, hanno curato le nostre ferite e ci hanno fornito un buon pasto e un luogo dove trascorrere la notte. Non potevamo andare via senza prima rivolgere una preghiera al piccolo Loris, una preghiera per lui e per la sua famiglia. Non potevamo ripartire senza farlo!”. Hanno recitato un rosario e impartito la benedizione assieme ad alcuni nostri concittadini sia in piazza V.Emanuele che nel tratto della S.P. Santa Croce-Comiso. “Fisicamente stremato Fra Biagio”, ma spiritualmente le sue lancette hanno segnano il pieno.

Costruttore edile doveva diventare. Come suo padre, che il successo se l’era conquistato da emigrante in cementeria in Svizzera, dove Biagio ha passato l’infanzia dai due ai dieci anni. A differenza della madre e delle due sorelle, con lui non l’ha mai ricucita davvero, non gli è andata giù la vita scelta dal suo unico figlio maschio: «Ma anche il papà di Francesco d’Assisi fu molto duro con lui». Che tipo era Biagio ventenne? «Ateo, e mi ci stavo accanendo. Fidanzato, per tre volte. Amante delle grandi mangiate, ora sono parco e vegetariano. Alla moda, sempre vestito di nero e grigio, forse perché non riuscivo a colorare e a riscaldare la mia vita. Dipingevo e studiavo scienze, arte, filosofia, ma non riempivano il vuoto che sentivo dentro». Così, a 26 anni, il 5 maggio del ’90, dopo una sera coi genitori a guardare in tv i bambini in Africa morire di fame, Biagio molla tutto. In felpa e jeans, ma stavolta colorati, per nove mesi fa l’eremita in una grotta a Raddusa e a piedi pellegrina fino ad Assisi.

Biagio ha creato dal nulla ed è anche il fondatore della Missione “Speranza e Carità” di Palermo che opera in tre comunità: due destinate all’accoglienza maschile e una per l’accoglienza di donne singole o mamme con bambini.Tra mille difficoltà e vari problemi la missione accoglie ed assiste circa 800 persone grazie all’operato dei missionari: Fratel Biagio, Don Pino, Fratello Giovanni, Sorella Mattia, Sorella Alessandra e Sorella Lucia, alla collaborazione fattiva degli stessi fratelli e sorelle accolti e il grande aiuto di oltre 400 volontari. Inoltre è diventato famoso, lo scorso anno, grazie a un film per il cinema a lui ispirato e dedicato. Si intitola “Biagio”, per la regia di Pasquale Scimeca.

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