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La domenica che è appena trascorsa passerà alla storia come una delle più imbarazzanti della storia della sinistra italiana: quella delle dimissioni “tribolate” del sindaco di Roma Ignazio Marino. L’ennesimo evitabile autogol del Pd capitolino che indebolisce sicuramente l’immagine del governo Renzi, rafforza il consenso ai pentastellati e ridà ossigeno alla destra rappresentata dall’asse FI, FdI e Lega. Sicuramente consapevole di tale iattura, il premier Renzi si reca dal solerte Fabio Fazio per sottoporsi all’ennesima “intervista spettacolo” di “Che tempo che fa” e liquida l’affaire Marino con una delle sue solite frasi ad effetto, sostenendo che Marino è andato a casa perché si è spezzato il legame tra lui e la città, piuttosto che tra lui e il Pd.

Peccato che in una lunga intervista al quotidiano Qn, il filosofo Massimo Cacciari, che tutto può essere tranne un uomo di destra, dica espressamente: “Le dimissioni di Ignazio Marino da sindaco di Roma sono un fallimento di Matteo Renzi” e aggiunge che il Pd rischia la debacle totale a causa degli scandali che sono scoppiati nella capitale, di cui Marino è stato co-protagonista o tacito spettatore. Rincara la dose Eugenio Scalfari nel suo editoriale de “La Repubblica” in cui, commentando la politica renziana sulla questione siriana, sostiene che “le iniziative puramente figurative del nostro presidente del Consiglio valgono ben poco sul terreno, ma possono – se passeranno dal Parlamento – stimolare l’attuazione di attentati in un paese che è la sede del Pontefice”. E chiosa: “Renzi è dunque il successore di Cavour? Forse lo è di Berlusconi e nel frattempo ha adottato Verdini. Siamo alquanto lontani da Camillo Benso, da Garibaldi e da Mazzini”. Se a ciò si aggiunge la notizia data dal quotidiano “Secolo d’Italia” dei guai giudiziari di Renzi padre e di Renzi figlio (id est il premier), il primo in quanto indagato per bancarotta, il secondo per l’inchiesta del giornale “Il Fatto quotidiano” sulle spese di rappresentanza (di circa 600 mila euro) che Renzi avrebbe prodotto negli anni in cui era presidente della Provincia e poi sindaco di Firenze al vaglio della magistratura, non c’è proprio da essere ottimisti!

Tanto più che a dispetto di ciò che il Premier e i suoi fedelissimi sostengono a destra e a manca, secondo uno studio di Bankitalia “un disoccupato su tre chiede aiuto economico a parenti ed amici”; mentre secondo Unimpresa gli italiani in difficoltà sono ben 9 milioni e “da giugno 2014 a giugno 2015 altre 30 mila persone sono entrate nel bacino dei deboli in Italia” ed infine (ma solo per non atterrirvi completamente) l’urostat regional yearbook “il tasso di occupazione in Sicilia delle persone tra i 20 e i 64 anni è il più basso di tutte le regioni europee”. Mi chiedo e vi chiedo: ma quando un politico va tutto imbellettato davanti ad una telecamera crede che dall’altra parte vi siano degli imbecilli? Perché il divario tra il politico di professione e gli italiani è diventato così incolmabile? Perché il passatempo preferito dei nostri politici è distrarsi e distrarci dai problemi reali e improcrastinabili? E se è questo l’andazzo a Roma cosa può fare un’amministrazione di un piccolo paese della Sicilia come è il nostro per invertire questa insana tendenza? Per adesso resistere, insistere, esistere.

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