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A prescindere da ciò che potrà succedere d’ora in poi a seguito delle dimissioni di Maria Zisa da presidente del Consiglio (ci aspettiamo qualche altro colpo di scena) – siamo nella fase del toto-nomi e dei pronostici circa il coinvolgimento o meno della minoranza nella scelta del nuovo presidente – questo passaggio istituzionale avrebbe un’importanza che nessuno sino ad ora ha colto, men che meno dalle parti della maggioranza. La scelta della persona a cui affidare questa carica, infatti, dovrebbe essere legato ad un progetto sul funzionamento dell’istituzione consiliare. Ma certo non è questa la preoccupazione di chi amministra, che ha invece tutto l’interesse ad avere un Consiglio comunale ai margini dei veri processi decisionali, come tradizionalmente è avvenuto in questa legislatura. E di fatto, anziché indirizzare e controllare, il Consiglio si è limitato a ratificare l’operato del sindaco e della giunta (ovvero dell’organo esecutivo). Ed è venuto meno alle prerogative della maggioranza e della minoranza che (come ben detto da Mariula Zisa in una intervista a Santa Croce Web) doveva essere quello di garantire e migliorare la qualità dei servizi alla nostra comunità e sviluppare un confronto per far maturare le scelte migliori per la città. Un Consiglio continuamente indebolito nello svolgimento della sua funzione primaria non è un buon servizio alla comunità. Questo è il vero “costo della politica”.

Presidenza e vicepresidenza in questa legislatura sono stati “affaire” della maggioranza, frutto di un accordo tra il PD (partito del sindaco) e il “Gruppo Agricoltori” (leader l’assessore Allù). Ora mancano pochissimi mesi alla fine della legislatura e le condizioni di partenza sono cambiate. Adesso c’è una una maggioranza risicata e tanti dissidi interni per cui le posizioni su talune problematiche sono sempre più distanti e le divergenze sempre più consistenti. Perché la minoranza consiliare adesso dovrebbe essere interessata ad andare in soccorso di una maggioranza in difficoltà? L’unica ragionevole risposta della minoranza a questa situazione, a questa tardiva e strumentale offerta, sarebbe quella di non partecipare al voto. Ribadendo nei fatti che la questione, come impostata da tempo in questa legislatura, è per intero affare della maggioranza. Dispiace, ma non c’è alternativa. Sappiamo invece tutti che questa volta non andrà così. Il nuovo presidente del Consiglio (Lucia Cuciti sarebbe gradita al sindaco e anche ad una buona parte dell’opposizione) questa volta verrà indicato dal partito del sindaco (PD) e sarà eletto anche con i voti della minoranza. A questo punto anche il “Gruppo Agricoltori” sarà “costretto” suo malgrado a votarlo, altrimenti rimarrà fuori da tutti i giochi politici in questo ultimo scorcio di legislatura.

Insomma, chi accetta di ricoprire il ruolo di presidente del Consiglio dovrebbe avere d’ora in poi una chiara idea dei deficit di funzionamento del Consiglio stesso e dunque dovrebbe avere un programma di lavoro per ridare ad esso maggiore centralità nei processi decisionali dell’ente locale. Esiste una diagnosi condivisa, innanzitutto nella amministrazione, circa il funzionamento del Consiglio comunale? E’ credibile che un tale programma possa essere messo in campo a pochi mesi dalla fine della legislatura? Il sindaco Franca Iurato adesso dovrà riconoscere l’errore della sua Amministrazione e della sua maggioranza e recuperare il rapporto con il Consiglio comunale. Definire lei i tempi, partecipando alle riunione con i capigruppo, parlando e dialogando anche con “le forze sociali” della città, accogliendo se è necessario anche le proposte della minoranza e schierando la sua giunta a rispondere alle legittime domande dei consiglieri. Questo è un appello (se vogliamo di buon senso) da rendere principalmente alla città di Santa Croce, per superare una situazione di non ritorno; le regole della democrazia, a volte faticose ma necessarie, sono delicate ed esigono rispetto reciproco.

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