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Loris Stival sarebbe morto strangolandosi, mentre giocava con la fascette da elettricista. E’ questa l’ultima versione fornita da Veronica Panarello agli inquirenti, secondo quanto appreso dall’Ansa. Per la donna si tratterebbe quindi di “un incidente”, avvenuto dopo che lei aveva accompagnato il figlio più piccolo a scuola ed era rientrata a casa. Dopo aver fatto di tutto per salvare Loris – ripete la 27enne – presa dal panico ha caricato il corpo in auto e lo ha occultato presso il canalone dove è stato ritrovato nel pomeriggio dal cacciatore Orazio Fidone. La Panarello, infine, avrebbe gettato lo zainetto del bambino lungo la strada che conduceva a Donnafugata, dove la giovane mamma ha poi partecipato a un corso di cucina. La donna ha ribadito di aver agito da sola ma di non aver ucciso Loris. E non avrebbe raccontato subito la versione “ufficiale” perché temeva di non essere creduta.

La sconvolgente verità di Veronica è arrivata al termine di una giornata concitata, in cui la donna ha ottenuto il permesso di uscire dal carcere di Agrigento, dove è tenuta in stato di fermo dal dicembre 2014, per recarsi a Santa Croce, dove, insieme agli inquirenti, è andata alla ricerca dello zainetto smarrito. Veronica ha ripercorso all’interno di una volante della Polizia il tragitto episodio dello scorso 29 novembre. Poi è stata accompagnata in Procura, dove è stata ascoltato dal pm Carmelo Petralia e dal sostituto procuratore Marco Rota. Il nuovo sopralluogo è stato deciso dagli inquirenti alla luce delle dichiarazioni rese dalla madre di Loris la scorsa settimana, quando ha ammesso di non aver portato a scuola Loris.

LA CASSAZIONE: “GIUSTO CONVALIDARE IL FERMO”
Ad avviso dei giudici della Prima sezione penale della Suprema Corte di Cassazione – che oggi hanno depositato la sentenza 45647 relativa all’udienza dello scorso 29 maggio che ha respinto il ricorso della Panarello contro il carcere – i magistrati del riesame di Catania, con ordinanza del 3 gennaio 2015, hanno correttamente convalidato la misura cautelare per i “gravi indizi di colpevolezza” a carico della donna. Secondo gli ‘ermellini’, tra gli elementi a carico della madre di Loris ci sono “gli spostamenti dell’indagata accertati tramite le videoriprese delle telecamere pubbliche e private”, “il mancato arrivo a scuola del bambino mentre l’indagata ha continuato ad affermare di avere accompagnato a scuola Loris”, “la localizzazione della Panarello tra le ore 9,25 e le ore 9,36 di quella mattina in zona prossima a quella in cui è stato trovato il cadavere, successivamente giustificata con il percorso fatto per buttare l’immondizia, benché fosse in direzione opposta a quella per Donnafugata, luogo dove la donna si doveva recare”. Ulteriori elementi indizianti sono, prosegue la Cassazione, “il ritrovamento a casa dell’indagata di fascette di plastica del tipo di quella utilizzata per strangolare il bambino che la donna aveva giustificato sostenendo che il figlio le aveva portate in classe perché servivano per fare esperimenti, circostanza smentita dalle insegnanti”. E poi, – prosegue il verdetto della Cassazione, articolato in diciassette pagine – “le menzogne dell’indagata nella ricostruzione dei suoi spostamenti”, e “il fatto di non aver contattato il marito una volta resasi conto della scomparsa del figlio”.

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