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Un anno fa la Città del Sole si oscurò: il nostro sole era il piccolo Loris. Il 13 novembre 2015 il buio è sceso su tutto l’Occidente: il nostro sole erano i giovani che si divertivano ad ascoltare il concerto di softrock degli EODM al Bataclan di Parigi… freddati dal delirio dei militanti dell’ISIS. Il 25 novembre 2015, giornata internazionale contro la violenza sulle donne, il buio non lascia il cuore dei maschi violenti: a Perugia il marito quarantenne uccide la moglie, avvocato quarantreenne, con un colpo di fucile e poi si costituisce.

Qual è il denominatore comune di questi accadimenti? E’ un sentimento insito in ogni essere umano: l’odio. Odio per per i deboli, bambini e donne, odio per una civiltà e un modo di vivere, odio per chi non la pensa come noi. E da cosa è generato l’odio? Dal non riconoscere più se stessi nell’altro: tu non sei me, quindi io ti rifiuto, quindi io ti elimino. Questo è il processo mentale che probabilmente accomuna tutti i “portatori di morte” protagonisti di queste pietose vicende umane.

Ma, come recitava il poeta latino Catullo, “odi et amo… quarid faciam fortasse requires”, l’odio non è altro che l’altra faccia dell ‘amore, quella malata, contaminata, distorta di una madre, di una religione, di una maritalis coniugo, di una generazione. Al Bataclan giovani votati alla morte hanno falciato le vite di giovani votati alla vita: perché la musica è vita, è cultura, è arte, è condivisione. E la morte è stata inflitta nel nome di Allah, forse mentre gli EODM cantavano “Save a prayer”, un brano dei Duran Duran che la band ha inserito nel suo ultimo album “Zipper down” (dal titolo e dalla copertina “irriverente, scandalosa, blasfema”?).

Ebbene, vi posso garantire che nulla di “irriverente, scandaloso e blasfemo” vi è in un gruppo rock. Anzi, come madre di uno dei componenti di un gruppo heavy-metal locale (gli “Schema Zeta”) vi assicuro che si tratta di un genere musicale che si fa conquistare dalla cultura, che semina aggregazione, che coltiva il gusto del bello, che impone preparazione, precisione, sacrificio e passione. Il rock è un antidoto naturale alle deviazioni, all’isolamento, alle discriminazioni, è uno stile di vita che ho amato da ragazza e che amo attraverso i concerti degli “Schema Zeta”, e che mi ha fatto rivivere la mia giovinezza ribelle attraverso la formidabile voce di Fabio Lione, uno dei migliori esecutori mondiali di canzoni metal, che ho avuto il piacere di ospitare in occasione della preparazione del primo album degli “Schema Zeta”.

So che la band non ha bisogno del mio editoriale per godere di un minuto di notorietà, ma non potevo, come madre e come appassionata del genere, non esprimire il mio tributo ad una forma di arte che ha migliorato me stessa e ha reso mio figlio un uomo speciale, perché ciascun essere umano che tende all’arte, alla cultura, che è tolleranza e rispetto del diverso, è speciale! Ebbene “esseri- portatori- di- morte”, nessun dio può accettare che l’Uomo rinunci per paura ad essere SPECIALE! E nessuna legge divina può legittimare l’uso del kalashnikov per garantire il “rispetto” di Allah!

Ai musulmani che non hanno bisogno di “integrarsi” perchè hanno capito che la religione è un fatto privato e non un fatto politico, ai musulmani che credono nella laicità, ai musulmani che non impongono, esplicitamente o tacitamente, ad una ragazzina di 16 anni di coprire i suoi ricci ribelli, ai musulmani che amano il rock e lo ascoltano, senza temere di morire dannati, a tutti loro dedico il ritornello della canzone degli EODM “Save the prayer”: “Don’t say a prayer for me now, save it till the morning after…” (non dire una preghiera per me oggi, conservala per il mattino dopo…”) affinché quella preghiera la possano recitare insieme i giovani “puri di cuore” che forse non vedranno mai Dio, ma lo ameranno comunque qualunque sia il suo nome.

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