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Giovanni Barone è l’ex presidente del Consiglio comunale di Santa Croce, che negli ultimi anni è stato spettatore interessato nella vicenda che ha riguardato l’abbattimento dell’ex caserma di Punta Secca. Di tutta la questione, sono due le cose che non digerisce: il mancato rispetto della legge e il danno storico, ambientale e paesaggistico arrecato alla location del commissario Montalbano. La demolizione dell’edificio, avvenuta il 23 maggio 2014, lo ha colto di sorpresa: “Il decreto legislativo 42/2004, codice dei Beni culturali e del paesaggio, è rigidissimo. La sua mancata osservanza porta a sanzioni penali. Non si può demolire un bene culturale con oltre 70 anni di vita. E poi c’è anche la legge regionale 71/78, che vieta le variazioni urbanistiche in centro storico. Per poter demolire, era necessario che il Consiglio comunale presentasse una variante al Piano regolatore o al Piano particolareggiato, ottenesse il parere della Soprintendenza e l’ok della Regione. Ma questi passaggi non sono stati fatti”.

Quando Lei era presidente del Consiglio, nel 2009, provaste a demolire la Caserma?
“Ci dissero di non toccarla. L’isolato A10 (quello dell’ex caserma, ndr) del centro storico di Punta Secca poteva subire opere di manutenzione ordinaria e straordinaria, ma non poteva essere demolito e ricostruito. Né si poteva fare una piazza laddove esiste un fabbricato”.

Però si andò molto vicini alla realizzazione di un albergo da parte di una ditta privata
“Ma il gruppo di maggioranza presentò un emendamento al Piano particolareggiato dell’epoca, preparato dal privato, allo scopo di preservare la dogana borbonica, ossia la parte di interesse culturale della caserma. Quando votammo l’emendamento, l’opposizione uscì dall’aula. Il testo, rivisto, del Piano particolareggiato fu bocciato dalla Regione. E il privato non realizzò un bel nulla”.

Il sindaco ha dichiarato che, in seguito ai verbali di Vigili del fuoco e Protezione Civile, l’abbattimento della caserma si è reso necessario per motivi di sicurezza
“Un sindaco può agire in due modi: o come capo della giunta, con le delibere e le ordinanze semplici; o come autorità di ufficiale di governo, applicando le ordinanze contingibili e urgenti, che scattano quando c’è un pericolo vero, e documentato, che mette a rischio la vita e la salute delle persone. Nel caso dell’ex caserma, il sindaco sosteneva che stesse crollando e per questo l’ha demolita. Ma non ha mai fatto un’ordinanza contingibile e urgente. Questa andrebbe notificata alla Soprintendenza, alla Capitaneria di Porto, alla Regione, all’Asp… Con questa tipologia di ordinanza, prevista dall’articolo 54 del Testo Unico degli Enti Locali (Tuel)*, poteva abbatterla. Ma non ce n’è traccia”.

Il sindaco Iurato parla, però, dell’esistenza di una diffida agli enti proprietari
“Nella pubblica amministrazione ogni cosa ha il suo nome. Serviva un’ordinanza che certificasse il rischio crollo, con tutta la documentazione necessaria. Se il sindaco tirasse fuori l’ordinanza, nessuno potrà dirle nulla. La diffida è un’altra cosa”.

Sembra che il nulla-osta per demolire l’edificio sia il famoso parere del 2009 della Soprintendenza
“Il parere del 2009 è stato bocciato dalla Regione, perché non è corrispondente alla normativa e alla cartografia del Piano di recupero del centro storico. Quindi tu, amministratore, non puoi basarti su un parere del 2009 che la Regione ha ritenuto sbagliato. Ne andava chiesto un altro e bisognava aspettare la Conferenza di servizio già convocata per il 5 giugno successivo”.

Più volte, su Facebook ma anche altrove, Giovanni Barone ha spiegato l’origine del suo pensiero: “Non c’è più sordo di chi non vuole sentire. Qualcuno ancora insiste su argomentazioni fasulle e velenose. Hanno fatto bene ad abbattere le parti postume del fabbricato, ma quella storica no, era vincolata. Infine credo che la dogana antica, edificata nel 1823, facilmente restaurata, poteva essere una grande opportunità per la nostra comunità, vedi museo del mare e servizi, senza nulla togliere al belvedere; la sua assenza ha alterato per sempre lo skyline di Punta Secca creando un grave abuso ambientale e paesaggistico. L’invito a studiare vale soprattutto per chi parla per sentito dire o per chi ad arte cerca di creare confusione”.

…nella prossima puntata intervista ad Antonello Firullo…

*art. 54 Tuel (comma 4) – Il sindaco, quale ufficiale del Governo, adotta, con atto motivato provvedimenti contingibili e urgenti nel rispetto dei principi generali dell’ordinamento, al fine di prevenire e di eliminare gravi pericoli che minacciano l’incolumità pubblica e la sicurezza urbana. I provvedimenti di cui al presente comma sono preventivamente comunicati al prefetto anche ai fini della predisposizione degli strumenti ritenuti necessari alla loro attuazione.

Foto tratta dal gruppo 'La regia dogana di Punta Secca'
Foto tratta dal gruppo ‘La regia dogana di Punta Secca’

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